Autore archivio: raz85

IL TRAIL COME PIACE A ME. Vi Racconto la mia Adamello Ultra Trail!!

Quando parti per un’avventura, un viaggio lungo che non sai se e come andrà a finire. I mille dubbi, le paranoie, l’agitazione pre-partenza. Giusto un mese prima chiedo se ancora possibile annullare l’iscrizione alla gara ADAMELLO ULTRA TRAIL 90Km 6000m D+ o almeno di posticiparla al 2022 data la mia scarsa preparazione fisica in questo periodo per una gara del genere….niente da fare..troppo tardi per rimborsi o trasferimenti. Oook…allora si va lo stesso e ci si prova dai penso. Sono in solitaria e non conosco minimamente il percorso. Mi piace però questa sensazione di “scoprire” qualcosa di nuovo, di andare un po’ oltre e accetto la sfida dentro di me in primis. Nelle ultime settimane poi sono ormai convinto di provarci lo stesso e nella mia mente so anche che la potrei finire. Anzi, la voglio finire. In qualunque modo, anche “strisciando”.

Dopo aver tagliato il traguardo finale, alla fine direi proprio che è andata alla grande ed è stata una travolgente esperienza. Voglio infatti mettere nero su bianco e ordine a questo mix di sensazioni, immagini e pensieri a caldo. Non è solo una gara, è molto di più..

Prima di tutto, un sentito grazie agli organizzatori, volontari e tutto lo staff dell’ADAMELLO ULTRA TRAIL…solo vedendo dall’interno come atleta protagonista si può capire che lavoraccio c’è dietro per una manifestazione del genere. Un “ringraziamento speciale” anche per regalare 8km in più sul tracciato della 90 che come per magia diventa 98km….troppo troppo gentili davvero….mannaggia a Voi!!!

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Vezza D’Oglio. Ore 7. 6° gradi. Solito mix di ansia e voglia prima dello Start. Foto di rito con i forti compagni di squadra Orange della Franciacorta e poi Boom. Si parte. Si inizia a salire…subito e tanto. Ci si scalda subito. Nei primi 11km saranno 1600m di dislivello positivo. I polpacci già a fuoco. Le prime madonne. Salita non difficile tecnicamente nel primo pezzo se non il dover aggirare le “boasse” di mucche sul percorso (da cui si denota un discreto tenore di vita della fauna locale, daltronde già qui il paesaggio attorno non è niente male). Si crea subito un bel serpentone, testa bassa che punta le scarpe dell’atleta davanti a te e via su su. Come dei caproni un bel gruppetto di cui faccio parte arriva lungo ad un bivio non visto. Dietro-Front e si ritorna a salire tenendo un occhio vigile per seguire le onnipresenti bandierine gialle. Poi inizia qualche gradone roccioso e il percorso si infila nelle trincee della Prima Guerra Mondiale sino a Cima Rovaia sopra i 2500m. Tutto molto bello. La giornata poi è spettacolare.

Discesa. Tecnica. Vado in modalità molto conservativa e mi lascio sorpassare da parecchi kamikaze della discesa, non è un problema e non ho nessuna intenzione di farmi prendere dalla competitività della gara, anche se qualche istinto “maligno” mi direbbe di mollare le gambe un po’ di più e spingere…ma l’angioletto zen che è in me si ricorda che sto facendo una Ultra da 90km ed è ancora lunghissima. Eterna.

Il primo ristoro è attorno al 20°km, il banchetto è invitante e si entra ordinati come poche volte ho visto in una gara di corsa. Sono già passate parecchie ore dalla partenza e mi rifocillo con un bel piatto di bresaola, pane, formaggio e uva. C’è anche la pasta e la minestra, ma penso che posso aspettare il prossimo per il pasto completo. Vedo un volto amico dell’Atletica Franciacorta, Andre, che mi fa compagnia in questo break e mi avvisa che ora si sale nuovamente parecchio, sotto il sole, ma che lassù le Bocchette di Valmassa sono una figata..mi fido.

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Fa caldo. Molto caldo e il Sole non si risparmia a questa altitudine. La salita è parecchio dura e cattiva. “Siamo in Guerra” ( in senso metaforico ovviamente ). Si corre infatti tra i camminamenti della Prima Guerra Mondiale; mura di pietre, antichi fortini, scalette e passaggi in gallerie…il panorama poi qui a 2600m è favoloso e la giornata è davvero toop. Iniziamo nuovamente un’altra lunga discesa e mi passano fuori i primi atleti della gara lunga ( già perché la 90 qui è considerata distanza intermedia e nel menù della manifestazione c’è anche una 170km..). Bello vedere direttamente in azione sul percorso di gara questi mostri sacri di questo sport masochista.

Ore 13circa e sono al successivo ristoro. Ora di pranzo. Gambe sotto il tavolo di una panchina di legno ed in pochi minuti ho davanti un piatto di minestrina e uno di pasta. Faccio scorta di quello che mi capita a tiro sul tavolo. Si riparte. Le prime vere fatiche si fanno sentire e si sale di nuovo, tanto per cambiare, con alcuni tratti ripidi e passaggi attrezzati tra i Laghi di Monticelli e Bivacco Linge. Mi sento ancora molto bene, sereno e continuo a correre cercando sempre di tenere attiva la modalità “risparmio energetico” e godendo dei panorami con qualche foto e qualche battuta veloce e piccoli cenni amichevoli con gli atleti che sorpasso (pochi) e ovviamente anche con quelli che mi sorpassano (tanti).

Trovo inaspettatamente sul percorso un volto comune: Michael, fisioterapista di professione, e cosi provo a stargli vicino…si sa mai…ma nulla…mi dice che oggi è giustamente ‘in ferie’, peccato.

Si procede sempre, un passo alla volta, un kilometro alla volta, senza forzare. Il Sole inizia a scendere e rimangono illuminate solo le alte cime mentre le vallate rimangono al fresco nel buio. Conosco una ragazza romana, Mara, che è un po’ in crisi e pensa al ritiro. Faccio qualche km con lei corricchiando in discesa verso il ristoro di Case di Viso. Dobbiamo arrivare li prima che faccia buio. Arriviamo bene e anche lei sembra poi voler continuare lo stesso (e la ritroverò poi anche gli ultimi km). Brava..non si molla mai. Pausa meritata e cambio indumenti prima di uscire di nuovo e affrontare le tenebre.

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Mi metto il “pigiama” da notte e sono pronto a ripartire. Anzi siamo pronti. Al ristoro accanto a me trovo Noppy (un simpatico thailandese di Bangkok che vive a Milano che corre con le Five Fingers…un bel matto….buono, mi piace!). Facciamo coppia e illuminati dalle nostre frontali iniziamo la salita verso il temuto Passo dei Contrabbandieri. La salita non è difficile tecnicamente ma arrivare ai 2681m è lunga e con il buio la percezione della distanza è tutta un’altra storia. Il freddo si sente, ma pensavo anche peggio. Si sale e si chiacchera distraendo così la testa. Mando un vocale a Marta e le dico che sto correndo con un thailandese.–Lei crede che abbia le allucinazioni. Dovrò poi inviarle una foto come prova che sancisce la mia sanità mentale. Dai che siamo al Rifugio Bozzi a 2468m. Pit-Stop velocissimo con un Thè caldo e ultimo strappo verso quei “Maledetti” Contrabbandieri. Dietro, guardando la valle vedo tante lucine degli atleti che stanno risalendo. Sembra un presepe luminoso in movimento. Il passo è illuminato sia da una Luna quasi piena che sbuca tra le montagne sia da delle fiaccole tra le rocce. Atmosfera Magica. È una Notte Magica.

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Discesa lungo la pista di sci verso malga Valbiolo…rifletto che sia molto meglio la discesa in inverno con degli sci sotto i piedi. Invece qui i sassolini non ti danno grip e ginocchia e quadricipiti cantano sui pezzi più ripidi. Noppy in discesa è più lento ed è in difficoltà con le sue Five Fingers. Lo attendo ed entriamo insieme al rifugio. Caldo. Accogliente. Minestrina con brodo caldo anche qui. Bella storia.

L’uscita è una bella botta di freddo e umido. Di quello che ti entra nelle ossa e ti si inchioda. Sono ormai le 23 e quindi sono 16ore che sto ballando tra queste montagne. Stanchezza e freddo sono i principali nemici. Metti poi anche un’altra salita tosta, ripida sino a Città Morta di nuovo su ai 2500m. Siamo attorno al km 65 e qui credo di avere il momento più “down” della mia gara. Sono stanco, inizio a sbadigliare e la salita è più dura e più lunga di quanto immaginassi. Vedo la lucina di Noppy la davanti che ogni tanto si gira e questa volta mi attende lui. Grazie. Vedo altre lucine lontane lassù nel nulla. Qualche pausa me la prendo appoggiandomi con tutto il peso sulle racchette. Il dolore uniforme lungo tutte le gambe. Cerco di allontanare i brutti pensieri. Prendo qualcosa da mangiare per darmi una scossa di energia. Lentamente riparto. Non si molla. Bisogna superare una bandierina gialla alla volta. Un passo con la destra e un passo con la sinistra. Non si deve fare altro. C’è ancora da soffrire. Arrivo in cima a Città Morta molto provato, ma qui c’è una bella svolta psicologica. Le salite lunghe sono terminate. La discesa in notturna mi ridà la giusta carica e mi sento meglio. Bene. Crisi superata dico tra me e me. Ora ci sono ancora altri 30km e guardando il profilo altimetrico per un po’ ci si illude che sarà tutta discesa.

Quasi. Come sempre mai fidarsi della mappa della gara quando sembra tutta discesa. Arriviamo sotto i 2000m di Malga Strino e nel silenzio della notte ecco un po’ di musica a cannone in questo ristoro gestito da giovani ragazzi che trasmettono un bell’entusiasmo. Bravi. Ci voleva. Giù di nuovo e alle 2.30 io e Noppy siamo dentro la base vista di Passo del Tonale a 1800m. Ce la prendiamo comoda, non troppo però visto che si sono dei bei materassi tentatrici per quella che sarebbe una meritata pennichella. Caffè scacciasonno e si riparte. Anche qui sembra tutta discesa verso Ponte di Legno, ma gli abili tracciatori del percorso qualche strappetto ce lo piazzano sempre. “Bastardi” fino alla fine.

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Ore 5, ecco Ponte di Legno. Ultimo cancello orario. Siamo ampiamente in anticipo sui tempi limite. Il percorso si snoda in un centro storico fantasma a quest’ora e anche qui ci godiamo l’ultimo ristoro della gara. Ormai è praticamente fatta e senza fretta ripartiamo con una camminata spedita. Qualche vescica ai piedi che non guasta ma passa in secondo piano. Di correre ormai praticamente non se ne parla, un’ora in più o in meno non fa nessuna differenza a nessuno. Anzi a dir la verità pensiamo che arrivare subito dopo l’alba sia la giusta conclusione di questa avventura. Aggiorno Marta sulle tempistiche e le dico l’orario previsto di arrivo. È bello sapere che c’è qualcuno di importante che ti sta aspettando. Inoltre, Noppy deve rientrare all’appartamento che aveva prenotato per la notte del Venerdi e fare il checkout Sabato Mattina. Io invece non avendo prenotato nulla la notte del Venerdi devo ancora fare checkin e per una strana e bella coincidenza lo devo fare proprio nel suo stesso appartamento appena lui uscirà. Niente, siamo praticamente vincolati uno all’altro sino alla fine. Senza fretta, ci ripetiamo.

Mancano ormai pochi km. Ci siamo. Ecco Vezza d’Oglio. Sono passate giuste giuste 24h dalla partenza e siamo di nuovo qui. Che viaggio pazzesco. Si sta chiudendo questo super giro e questa lunga giornata…perfetta. Sono sereno e mi sento “quasi” fresco. La sfida con me stesso è superata. Sono davvero orgoglioso di me. Mi godo gli ultimi istanti. Ecco lo striscione. Uno sguardo al ‘furetto Thailandese’ e compagno di questa avventura e arriviamo in parata a braccia levate. Brividi. Ce l’abbiamo fatta! Che bellezza. Ce l’ho fatta, con la mia testa e con le mie gambe. Il sorrisone all’arrivo, le strette di mano con i compagni di avventura, le pacche sulle spalle con i presenti, l’abbraccio con Marta che è qui con me. Bei momenti di gloria…FINISHER di questo fantastico Adamello Ultra Trail!!

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Sicilia Bedda!!

La granita siciliana alla mattina ce la siamo mangiata…rigorosamente accompagnata con la brioscia.

A Bronte nella città del pistacchio abbiamo provato il gelato, assaporato la crema e degustato al naturale questo “oro verde”.

Abbiamo brindato con un bel bicchiere di vino a Marsala.

A Marzamemi nella patria del tonno rosso, abbiamo assaggiato diversi prodotti e abbiamo fatto shopping gastronomico nelle antiche tonnare.

Nella provincia di Pachino una semplice pasta con il ciliegino è già di per se un capolavoro. Vai poi a Mazara e aggiungici dei gamberi rossi…che Qualitè!

Non ci siamo fatti poi mancare un buon cioccolatino a Modica nella più antica cioccolateria siciliana.

Nei vicoletti medievali di Erice abbiamo fatto la coda attratti dal profumo di un genovese ericino appena sfornato…e ne è valsa la pena!

Lungo la Riviera dei Ciclopi abbiamo provato i diversi tipi di arancini (o arancine) con vista faraglioni. Poi, sempre con vista mare, lungo le spiagge nel Trapanese bisogna provare una pausa pranzo a base di Pane Cunzato!

Il cannolo?!…Beh non serve neanche parlarne…qui è ovviamente d’obbligo…e che bontà!!

Oltre al gusto ed al buon cibo c’è anche tanto da fare e da visitare….per esempio:

Gironzolare nella romantica Ortigia, Fare un tuffo nelle mille sfumature di blu a Favignana, Ammirare il tramonto tra saline e mulini a vento nella zone di Trapani e Marsala tra sfumature di bianco e rosa. Rinfrescarsi i piedi con la testa all’insù andando controcorrente nelle acque gelide delle Gole dell’Alcantara. Esplorare la macchia mediterranea camminando lungo i sentieri naturalistici delle Riserve di Vendicari e Riserva dello Zingaro scoprendo calette naturali per alternare bagni di qualità tra piccoli pesci e relax in un mare fantastico. Ritornare al passato nella storia con la visita di maestosi templi come Segesta. Attraversare gli stretti vicoli di piccole cittadine barocche impreziosite dalle tante ceramiche colorate ed essere parte del via vai della gente tra i venditori ambulanti dei mercati.  In 10 giorni abbiamo guidato tanto e girato quasi interamente questa bellissima isola “circumnavigandola” fino a raggiungere il punto più a Sud Italia dove si incontrano le correnti tra Mar Ionio e Mar Mediterraneo! Ci siamo infine riempiti con gioia le scarpe e le calze di nero tra sabbia e cenere vulcanica risalendo i pendii di Sua Maestà l’Etna sino ad arrivare a 3000m sui suoi crateri sommitali….una figata pazzesca!

Abbiamo anche visto purtroppo il “decadentismo” siciliano: costruzioni abbandonate e lasciate andare al degrado, spazzatura a bordo strada, posti incantevoli e prodotti d’eccellenza non valorizzati…anche questo però fa parte della Sicilia.

Insomma tutto questo e molto di più è stata la nostra Sicily…davvero una Sicilia Bedda! Un mare di robe da fare e vedere per tutti i gusti. Devo dire che ho sempre apprezzato e voluto di più viaggiare all’estero e andare alla ricerca del “diverso”, di nuovi posti e di nuove nazioni…e rimango convinto che un viaggio in un paese diverso dal proprio, in un’altra cultura sia un arricchimento personale impareggiabile e regali quel qualcosa in più che ti porti dentro a lungo, ma devo ammettere e riconfermare che in Italia oltre ad un clima mediterraneo fantastico abbiamo dei luoghi FAVOLOSI con delle bellezze naturali stupende, tanti posti vissuti ricchi di STORIA e una varietà di ECCELLENZE e di prodotti TOP da far invidia a tutto il Mondo. E quindi si la priorità rimane per me il viaggiare e girovagare per il Mondo, ma un viaggio in Italia come per esempio in Sicilia, è un’esperienza bellissima ed è assolutamente una cosa che s’ha da fare!

Ciao Ciao Sicilia…A presto!!

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AFRICA. Poesia selvaggia, sporca ed impolverata. Magica.

Sabbia. Polvere. Nelle scarpe, dentro le calze. Fino ai denti. Il vento dell’Est soffia forte, molto forte ed è quasi impossibile ripararsi da questa tormenta. A ripensarci bene mi dava fastidio addirittura sorridere, le labbra manco a dirlo non erano screpolate, erano quasi lacerate. Dentro però il sorriso c’era. Eccome se c’era. Siamo in Namibia e piano a piano si inizia a realizzare che siamo in Africa, siamo in Viaggio, siamo liberi e felici…e molto contenti aggiungerei. Un periodo davvero intenso, pieno e vivo. Un mix di emozioni da montagne russe e di momenti indimenticabili. Ora siamo qui però a goderci il nostro Viaggio Speciale. La Namibia è cosi, polvere e sabbia, tanta. Paese straordinario dove la Natura è la padrona indiscussa e gli animali selvatici regnano incontrastati e probabilmente superano abbondantemente in numero gli umani. Noi siamo visitatori e sottostiamo alle loro regole. Osserviamo in rigoroso silenzio e rispetto il via vai di elefanti, giraffe, zebre, antilopi e addirittura di rinoceronti, leoni, leopardi, ghepardi e molti altri di cui neanche conoscevamo l’esistenza. Alla fine facciamo un bilancio nero su bianco della nostra “caccia” e contiamo 31 specie di animali selvatici visti e fotografati. Un bel gruzzolo al di sopra di ogni aspettativa. Oltre ai numeri ovviamente ci sono le emozioni.

Che spettacolo stare in una delle bellissime terrazze di qualche lodge immerso nel paesaggio circostante e vedere gli animali che si abbeverano ad una pozza, osservare le loro abitudini e regole del branco. Essere spettatori e un po’protagonisti facendo parte di quel ‘Cerchio della Vita’ cantato da Ivana Spagna nel Re Leone. A proposito, che spettacolo i panorami immensi ed infiniti di queste regioni semi desertiche. Immergersi totalmente nella Savana ed in location che davvero ti trasportano e ti sembra di essere nel set del famoso cartone animato e film della Disney, con colonna sonora inclusa! Lo abbiamo anche visto bene poi lui, il Re indiscusso, lo abbiamo ascoltato ( e ci siamo cagati addosso ogni tanto..) con qualche rumore “sospetto”. Quel ruggito del Re della savana nella Riserva dell’Hobatere ancora risuona. Altri rumori sospetti sono ancora ben presenti nella mente. Il risveglio con il ‘grugnito’ di qualche facocero, il suono dei babbuini in lotta, l’elefante che si abbevera e si fa il bagno in una pozza di acqua e fango o il rinoceronte che si struscia contro un cartello stradale. Che spettacolo poi il cielo africano, i tramonti intensi da favola vissuti ed ammirati tutti i giorni ed i cieli stellati mai visti cosi pieni e cosi luminosi. Che spettacolo quando le dune dorate del Deserto incontrano il blu profondo dell’Oceano. Che spettacolo la wildlife in generale. Quella vista e vissuta a bordo della nostra 4×4 con tenda sul tetto. Dormire isolati nella savana è emozione pura. Arrangiarsi con un bel barbecue a regola d’arte brindando con vino sudafricano. Essere poi ospiti in questi Lodge da favola è stato un privilegio e diciamocelo…sono proprio una figata. Anche il solo guidare semplicemente nel bel mezzo del nulla per centinaia e centinaia di kilometri è bellissimo per me e fermarsi per esempio ogni tanto quando l’occhio intravede il collo di una giraffa all’orizzonte. Un nulla che ti sorprende e che ti emoziona…come le dune rosse del Namib Desert esplorate con i propri passi che sprofondavano all’interno e poi ammirate dall’alto sorvolandole a bordo di un elicottero. Un Road trip intenso fatto di strade infinite, paesaggi sconfinati, Natura selvaggia e incontri local con villaggi autentici come con la tribù degli Himba ed i San boscimani osservando le loro abitudini e la loro cultura ed ascoltando stupiti i loro ‘schiocchi’ primitivi nel linguaggio. Alla fine saranno più di 3000km in 13giorni, ma anche qui i numeri contano poi poco, perché la vita non è matematica, ma è pura poesia. Poesia selvaggia, sporca ed impolverata. Magica. Poesia dell’essere viaggiatori dentro e fuori. Ovunque. Sempre.

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Dalla Repubblica della Namibia alla Repubblica del Mozambico o meglio República de Moçambique per dirla all’originale in Portoghese. Dall’Oceano Atlantico si passa al più mite Oceano Indiano. Siamo sempre in Africa e la sabbia è un fattore comune. Qui il vento è piacevole e la sabbia è fine ed è una sabbia che “suona”. I passi lungo le spiagge di Bazaruto risuonano per davvero come una lieve trombetta quando i piedi vengono trascinati sotto il manto sabbioso. Il mare calmo, placido e beato. Non c’è più il vento forte Namibiano. Qui ci si gode una brezza leggera e rilassante. Si cammina molto e si osserva la vita dei pescatori locali, uomini, donne, ragazzini, tutti colorati e variopinti che tra vari “Bom Dia” e “Boa Tarde” si gettano in mare con la bassa marea ogni mattina al sorgere del sole e tirano le reti catturando gli infiniti pesci che popolano questo bellissimo mare.

Nel correre e passeggiare bisogna stare attenti alle conchiglie e alle Stelle Marine: “Occhio a quella li rossa”, “Attenziona a quella gialla”, ”Guarda che bella quella li arancio”, “Questa ha 8 braccia”, si esclama! Quando si arriva in cima ad una piccola collina o ad una duna di sabbia si ammira questo bellissimo posto; da un lato il verde interno dell’isola, poi le dune di sabbia dorate ed infine le sfumature di azzurro e blu dell’Oceano e del cielo. Mettici poi anche la mano del Sole al tramonto che trasferisce calore e colori con gli ultimi raggi ad illuminare queste lingue di sabbia e mare che si fondono tra loro ed è uno spettacolo. Ci siamo emozionati ovviamente per la bellezza di questi posti, per il godere del nostro bungalow sulla spiaggia e ci siamo anche parecchio divertiti facendo sandboarding scendendo le dune su di una tavola di legno, pagaiato al largo su un kayak, esplorato l’isola ed i vilaggi locals in bici “gareggiando” con i bambini del posto. Ci siamo regalati un ultimo tramonto sul mare veleggiando con tanto di brindisi finale su un Dhow, una delle tipiche imbarcazioni dei pescherecci di legno colorato. E che dire del cibo? Anche il gusto vuole la sua parte e rimarranno memorabili le colazioni vista mare, la cena speciale in spiaggia, le grigliate reali di pesce fresco. Aggiungi anche la gentilezza ed il sorriso dietro di una mascherina dei disponibilissimi camerieri mozambicani e sempre con sfondo quei paesaggi tropicali che di solito vengono immortalati sui monitor del Desktop di qualche pc. É che qui era tutto vero, tutto reale. Tutto veramente bellissimo. Tanti momenti da ricordare ed esperienze che abbiamo creato e vissuto pienamente. Ovviamente tantissime foto e video perché è sempre tanta la voglia di immortalare quella meraviglia che si percepisce nel cuore e che si vede con i nostri occhi.

Obrigado Mozambico! Thank you Namibia! Grazie…la Nostra Africa.

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Siamo Tornati a VIAGGIARE!!

Siamo Tornati a Viaggiare!! Questa volta si che siamo tornati e lo abbiamo fatto alla grande!

È questa la risposta alla famosa domanda che frullava in testa durante il Lockdown. “Quando Torneremo a Viaggiare?” Eh si, ora possiamo dirlo e gridarlo forte: SIAMO TORNATI!!

Siamo tornati a farci mettere dei timbri sul Passaporto.

Siamo tornati ad avere tra le mani una valuta nuova, diversa, a fare la cassa comune.

Siamo tornati a scrutare nuovi Mondi dall’oblò di un aereo.

Siamo tornati a spruzzarci profumi nei duty free degli aeroporti.

Siamo tornati ad abbuffarci come non mai durante il breakfast fino a riempirci le tasche (e gli zaini).

Siamo tornati a ringraziare di cuore con le mani giunte ed un sorriso chi si incontra durante i viaggi e che spesso parla solo la sua lingua locale. Grazie a quel cameriere premuroso Mozambicano, Grazie alla signora delle pulizie del lodge ed a quel portinaio goffo in Namibia, Grazie a quel taxista simpaticone Sudafricano.

Siamo tornati a svegliarci presto per un’alba su una duna nel Deserto, ad ascoltare il nulla.

Siamo tornati ad ammirare un tramonto africano infuocato dalle mille sfumature.

Siamo tornati a meravigliarci della Natura con i suoi panorami pazzeschi e ad essere spettatori della vita di tantissimi animali selvatici.

Siamo tornati e siamo rimasti parecchio tempo con la testa all’insù per osservare il cielo notturno con migliaia di Stelle e la Via Lattea.

Siamo tornati anche se con mascherina al seguito, un po’ di igienizzante e qualche tampone.

Siamo tornati…e non voglio che ci venga più tolta questa “normalità” e la possibilità di Viaggiare e di amare il Mondo intorno a noi…

Ah dimenticavo…siamo poi ovviamente tornati a saltare e scattare la mitica Jumping Picture!0001

Dai che torniamo a viaggiare….e che Viaggio!!!

Torneremo presto a viaggiare si diceva…Sicuramente una bella frase, uno slogan bello, ma forse anche se ce lo si diceva,  proprio al 100% non ci si credeva neanche tra i piú ottimisti. Insomma prima che tutto fosse di nuovo realizzabile ne passava ancora parecchio di tempo, tra dubbi, incertezze ( e tamponi…).

Se si vuole una cosa peró bisogna fare di tutto per ottenerla no?? E così ci abbiamo creduto, abbiamo iniziato a sognare ad occhi aperti, progettato e pianificato nero su bianco un itinerario a nostra misura e che si adattasse all’attuale situazione globale e che appunto potesse essere realizzabile in qualche modo. Questa volta il viaggio sará meno spartano e con qualche lusso in più del solito, ma con la solita voglia di girovagare, scoprire posti,  persone, culture nuove e meravigliarci nuovamente della bellezza del mondo!

Eh sì, il viaggio a questo giro ha un nome e cognome preciso: VIAGGIO DI NOZZE o HONEYMOON per essere più fighi ed International! Eh sì, io e Marta ci siamo sposati e la compagna di viaggio è diventata anche compagna di vita, ma in fondo poi la vita è un viaggio meraviglioso e quindi ora bisogna sfruttare a pieno il presente e godercelo Qui e Ora!

Si parte, sembra incredibile. Periodo intenso e bellissimo. Non c’è tempo neanche di riorganizzarsi e vedere tutte le foto e video del 17 Luglio 2021, rispondere ai messaggi e riordinare le idee, ma forse è anche bello cosí, lasciare questo bel casino e mix di emozioni ed immagini impresse nella testa e scolpite nel cuore.

Ora si parte davvero…testa alle prossime destinazioni: Namibia e Mozambico. Safari, Deserti, isole Paradisiache, avventure, disavventure e quindi sicuramente nuove esperienze da vivere di nuovo intensamente. Come diceva lo speaker delle Giostre dei bambini….SI VOLA, SI VOLA, SI VOLA!!! Con le gambe, con la testa e con il cuore!IMG-20210720-WA0071

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LA BICICLETTATA TIPO: Gravaltenesi 2021

– Oh ragazzi facciamo partenza alle 8.30 alla Baia del Vento. Ok ok, tutti d’accordo.

– Ore 8.55 qualcuno sta scaricando la bici e montando la ruota, uno è disperso da 10minuti in bagno, 1 non si è ancora presentato..ore 9.20 siamo pronti a partire, foto di rito e viaa!

– Le previsioni meteo nel 2021 riescono ancora a sbagliare alla grande, fino al giorno prima giornatina soleggiata, temperature miti. La mattina dopo bella fresca, grigio uniforme, ma almeno niente pioggia….spoiler sul proseguo della giornata: reggerà!

– Partenza con gruppo compatto, al secondo strappettino selezione naturale

– 5°km i componenti del gruppetto si studiano, gomiti alti e po’ di bagarre grottesca sapendo benissimo che ci sono ancora 95km e che queste cazzate si pagherrano poi….ebbene sarà cosi, ma l’ego maschile competitivo e un po’ di stupidità non possono mancare.

– 11°km è tempo di una pausa. Piazza centrale a Polpenazze, “dai ci fermiamo per una tappa caffè e brioche”. Barista: “abbiamo finito le brioches, però abbiamo i bomboloni”…..ah…upgrade immediato.

– Piccoli paesini di pietra, viuzze strette tratti in sterrato, vista lago…questa ‘Val Tennessee’ è proprio fica!

– Passaggio nel parco Naturale della Rocca, qualche madonna quando vediamo che anzichè rientrare la traccia ci manda giù in picchiata verso Porto Dusano. Dopo una bella discesa sappiamo già cosa ci toccherà

– Pausa foto con bike sulla spiaggetta di Porto Dusano, tanta roba.

– Iniziamo con qualche deviazione e qualche fuori traccia. Siamo in tre ad avere scaricato il percorso, spesso ognuno di noi ha la sua interpretazione della mappa per decidere la prossima svolta. Ovviamente quella sbagliata.

– Nel dubbio la strada da prendere è sempre quella in salita.

– 35°km pausa birrozza e panozzo gigante al chiosco sotto il Castello di Moniga…che qualità della vita in questi momenti.

– Percorso “assassino” che ci fa di nuovo andare giù giù sino al porto di Moniga..e poi su su…fino al Castello di Padenghe, come sempre non per la via più semplice.

– Poi di nuovo un “Fuori Percorso”, ma mica male: transitiamo nel vicoletto privato di un residence a bordo piscina, ringraziamo l’amministratore condominiale per questo passaggio!

– All’improvviso dopo l’ennesimo strappettino un bellissimo campo di papaveri rossi, video e foto per dimostrare che la Gravaltenesi ha anche un lato romantico.

– Alla domanda “Ermal, non ti fermi anche tu a fare una foto ai papaveri?” Risposta onesta e sincera: ” Ma vaffanculo…”. E’ tutto bellissimo.

– Nel riprendere la bici parcheggiata post sosta papaveri, scivolo con il piede nel canalino di irrigazione e volo dritto a terra come un pesce lesso a terra assieme alla bici: scemo io.

– 60°km passaggio interno alla Rocca Viscontea di Lonato. Finalmente dei gradini. Finalmente bisogna scendere e portare la bici in spalle. Ora si che è un vero giro Gravel.

– Dai adesso dopo Lonato, ci fermiamo a bere una birretta.

– E fu così che per i successivi 30km non troviamo più neanche l’ombra di un bar, un chiosco, un ristorante…nulla….solo campagna e strappettini ovviamente.

– Un’ eroico Ermal in crisi fisica potrebbe lasciare il percorso visto che la traccia passa a pochi km da casa, ma non molla. Applausi

– Fabio abbandona il gruppo per un impegno e rientra alla base. La previsione di orario di rientro è stata ampiamente superata.

– 85°km dopo l’ennesima salitina tagliagambe, il guerriero Ermal ormai stremato converge verso San Felice risparmiandosi le ultime dure salite. Saggia decisione.

– 100°km siamo rimasti in 3 ed il cartello Baia del Vento con la freccia che indica una discesa ci dice che dovremmo aver superato l’ultima salita dopo Salò e Cisano.

– ore 18.30. Siamo alla Baia. Birrozza vista lago è il nostro meritato premio per concludere questa fantastica Gravaltenesi.

Dai ad un gruppo di amici una bicicletta, un bel percorso da seguire in un territorio fantastico, qualche birretta, e ne uscirà una giornata memorabile!IMG-20210522-WA0011 IMG-20210522-WA0058 IMG-20210522-WA0041 IMG-20210522-WA0073 IMG-20210522-WA0042 IMG-20210522-WA0050 IMG-20210522-WA0060

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 Grazie agli ideatori di questo evento super ed ai compagni di avventura! E’ stato veramente fico #Perlamadonna!!

Quel giorno che abbiamo bussato alla porta della Dimora degli Dei!! Avventura sul Monte Olimpo, il racconto!

Il Monte Olimpo c’è. Esiste davvero. Ora lo posso davvero confermare. Un nome che affascina, che attira l’attenzione, che stimola la fantasia ed accarezza suggestioni leggendarie e mitologiche. L’idea del viaggio estivo in Grecia è partita proprio da questo pensiero, da questa idea nella mia testa…”ma che bello sarebbe andare a conquistare il Monte Olimpo..” Scalare la vetta degli Dei, raggiungere simbolicamente Zeus (e perchè no anche la sua nipotina Pollon), o più concretamente raggiungere la cima più alta di tutta la Grecia. L’idea e la curiosità si sono poi sviluppate ed è nato l’itinerario di viaggio che tra i suoi highlights prevedeva appunto la scalata al Monte Olimpo, oltre all’esplorazione delle Meteore come scritto in precedenza e varie tappe a mare nel Peloponneso in avanscoperta lungo il  territorio ellenico.
20200809_165041-minE cosi la mattina del 9 Agosto ci si avvicina in auto all’abitato di Litochoro, poco distante dalla costa del Mar Egeo e porta di accesso al Parco Naturale dell’Olympus. Una prima opzione più onerosa in termini di tempo e di fatica è partire da qui con il trekking seguendo l’itinerario E4 lungo la valle dell’Enipeas oppure come faremo noi e la maggior parte di persone sceglie, l’opzione vincente è quella di raggiungere la località PRIONIA con il proprio mezzo e da qui partire per il cammino. Pronti via, da Litochoro dopo circa 15-20km tortuosi troviamo posto all’auto che abbandoneremo fino alla sera del giorno dopo ( sperando che il nostro pandino sopravviva indenne all’overnight e riparta regolaramente visto i problemi tecnici già avuti a Kastraki). Lasciamo trolley in auto e zaino in spalla si parte a camminare agganciando subito il percorso E4 che ci condurrà al rifugio Spillios Agapitos prenotato per la notte dall’Italia qualche settimana prima per onestissimi 13€ la notte con posto letto in dormitorio. Marta dopo alcuni dubbi nel briefing durante la scelta dell’attrezzatura lascia in macchina le racchette o bastoncini da trekking ( o le “batecche” come piace chiamarle a me ) ed a posteriori lei e soprattutto le sue gambe ne pagheranno le conseguenze…ergo, un buon consiglio è sicuramente: portate con voi la racchette da trekking!

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6km con 1000m di dislivello positivo. Sono queste le due cifre del primo giorno di trekking da Prionia al Rif. Agapitos Spillios, per gli amici semplicemente Refuge A. Nel bel mezzo si sale prima nel bosco molto rapidamente con molti gradoni seguendo il fiume Enipeas ( molto bella una cascatina proprio all’inizio del sentiero ), poi il sentiero si apre e si inerpica scoperto tra le rocce e gli alberi lasciano spazio a piccole zone verdi di macchia mediterranea dove Marta va a caccia di lamponi. Sono buonissimi, molto zuccherini…insomma per rimanere a tema direi…divini! Sempre per rimanere in tema un cane nero di media-grossa taglia ci segue per buona parte del percorso, anzi spesso ci precede mostrandoci la via…sarà mica la reincarnazione di Zeus a 4 zampe?? Arriviamo nel tardo pomeriggio/sera cosi alla nostra prima tappa e troviamo questo grande rifugio suddiviso in vari edifici e molto ben organizzato ( a pieno regime conta  circa 130 posti letto totali ). Vista la situazione Covid la capienza è dimezzata e cosi in una camerata da 6 troviamo solo come compagno un francese che sta affrontando il trek in solitaria. Oltre a lui, notiamo qualche gruppetto di ragazzi locali greci e qualche altro sporadico turista ( qualche inglese e qualche altro francese, italiani mi sa siamo gli unici) I piatti sono moolto abbondanti e facciamo il pieno di carboidrati con una più che generosa pasta al sugo di pomodoro. Per fortuna anche le coperte sono abbondanti visto che la camerata è molto fredda e più che altro molto umida, dato che qui appena cala il sole la colonnina dei gradi scende rapidamente…siamo pur sempre a circa 2000m!IMG-20200810-WA0030

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IMG-20200810-WA0048 Sveglia all’alba come giusto che sia in montagna e ci strofiniamo gli occhi ancora dormienti con l’ascensione del Sole che si alza dal mare proprio di fronte a noi e mostra i suoi primi raggi che scaldano corpo, cuore e testa. Che ottimo risveglio ed un buon modo per iniziare la giornata. Già…questa è La Giornata. L’obiettivo è uno solo ed è ben chiaro: andare a conquistare il Monte Olimpo, la vetta più alta di tutta la Grecia, la Dimora degli Dei. Per farlo ci sono di mezzo ancora ore di tempo, metri di dislivello, gocce di sudore e fatica e tanti pensieri che scorrono per la testa, che dovrà poi rimanere lucida ed impartire istruzioni ben precise di manovra a tutto il corpo.IMG-20200810-WA0049IMG-20200810-WA005020200810_071329-min

Dopo una buona colazione si parte, il cartello ci mostra la direzione da seguire “to the summits”, il menù prevede soli 3km di sviluppo kilometrico, ma con ben 1000m di dislivello positivo! Ormai dei numeri non interessa più nulla, siamo qui ora immersi pienamente in questo viaggio nel viaggio e quello che conta sono le immagini fuori che gli occhi raccolgono e le emozioni ed esperienze dentro che stiamo vivendo. Si sale a zig-zag, il sole crescente regala scorci ed una luce bellissima, intravediamo una Montagna rocciosa in lontananza, ma non sono sicuro sia La Montagna che stiamo andando a conquistare. L’ambiente è molto brullo ed arido, sbuca anche un camoscio in lontananza e da un versante vediamo anche una sagoma nera muoversi molto velocemente e scendere verso il sentiero che stiamo percorrendo…cazz è Zeus, cioè il cane nero che abbiamo ribattezzato Zeus e che ci aveva fatto compagnia il giorno prima. Una volta raggiunti inizia la salita con noi e ci accompagna in questo tratto molto tosto e molto ripido. Il panorama è sempre molto selvatico, il fondo è ghiaioso e ci ricorda un po’ la parte finale del Trekking in Ladakh ( anche se là eravamo a circa 5000m e qui saremo ora a circa 2700m). Saliamo di pari passo con Kostis, un franco-greco, che vive ad Atene e che finalmente ci spiega è riuscito a ritagliarsi un po’ di tempo per questo trekking ed è qui anche per lui per questa missione comune: raggiungere la vetta del Monte Olimpo.

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La temperatura poi si abbassa velocemente, alzando lo sguardo si nota solo tanto grigio, le nuvole coprono tutta la sommità e non si riesce a vedere bene quello che sta attorno a noi. Il vento gelido poi non aiuta e cosi non siamo più sicuri di aver raggiunto il famoso bivio di SKALA, che dovrebbe essere punto focale prima di svoltare per raggiungere la vetta più alta, la vetta Mytikas. Già perchè l’Olimpo non ha una sola cima ben distinta, pare ce ne siano molte tra le creste tra cui appunto Skala a 2866m ( che dato il tempaccio non capiamo se è stata raggiunta oppure no), Skolio 2912m e poi la Cima più alta, la mitica Mytikas sulla quale sventola la bandiera greca, ed è ovviamente li che vogliamo andare ed è il nostro obiettivo finale. A livello tecnico come ci era stato preannunciato infatti arrivare a Skala e Skolio non presenta particolari difficoltà tecniche di percorso se non appunto il notevole dislivello, mentre invece per raggiungere Mytikas pare ci sia una via alpinistica da seguire ed infatti l’esperta rifugista avvisa tutti gli escursionisti che comunque per lei si può fare anche senza imbrago/caschetto, ma è “un po’ challenging” a suo dire. Il sentiero e tutto quello attorno a noi è ormai avvolto dalle nubi e la visibilità è davvero molto scarsa, solo qualche decina di metri. Siamo ormai un gruppetto (noi due, Kostis, due ragazzi greci e altri due francesi ) e con parecchi dubbi sul percorso proseguiamo dubbiosi e ci chiediamo se abbiamo già passato o meno Skala. Consultiamo l’app MapsME  (sempre utilissima in fatto di sentieri ) e ci riusciamo finalmente ad orientare…cazz stiamo andando nella direzione sbagliata. Dietro front e poco dopo raggiungiamo Skolio che sarebbe la cima più panoramica, ma che ci regala alla vista solamente un bel muro grigio di nuvole! Ricompare anche il “nostro” cane, ormai una delle poche certezze del momento! Tornando al bivio che avevamo sorpassato in precedenza notiamo ora con attenzione una piccola freccia rossa dipinta in basso su una roccia che indica ‘Mytikas’…ecco il famoso bivio, ora ci siamo.

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C’è però molta indecisione, paura, insicurezza perchè il tratto roccioso precipita ripido verso il basso e scompare poi tra le nubi…mah…qualche sguardo di intesa per raccogliere le forze e rafforzare lo stato d’animo e ci si prova, alla fine siamo qui proprio per questo. I due francesi partono come apripista e scompaiono subito ai nostri occhi…tocca poi ai due greci e poi a noi che avanziamo con cautela utlizzando gambe, braccia e culo per scendere da questi ripidissimi roccioni seguendo dei bolloni rossi dipinti sul grigio delle rocce. Dopo la discesa ecco un bel traverso che sembra seguire la cresta e la certezza che almeno il percorso è quello giusto, però che percorso!…L’aggettivo “challenging” prende forma e mi sembra proprio ben azzeccato, forse anche un po’ sottostimato…aggiungerei infatti l’avverbio “molto” per rafforzare il concetto! Davanti a me riesco ad intravedere le sagome dei due greci, ora il traverso sale convinto e segue una cengia dove troviamo un attimo riposo e ne approffittiamo per qualche foto aerea. I guantini aiutamo a proseguire utilizzando le mani ad ogni appiglio possibile, poi d’un tratto le nuvole vengono spazzate via dal vento ed l’azzurro del cielo squarcia via qualche pezzetto di bianco e grigio mostrandoci meglio l’area attorno a noi…ecco…forse erano meglio i nuvoloni, forse era meglio non vedere. Ora ci è chiaro dove siamo cazzarola, stiamo proprio seguendo il profilo frastagliato della montagna lungo le sue creste e sotto di noi non c’è praticamente nulla…un bel canalone molto ripido…oook meglio guardare bene bene solo dove mettiamo i piedi!

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Ci sono comunque tanti appigli e procediamo con quel brivido di paura misto ad adrenalina, il panorama è comunque pazzesco e questo via e vai dei nuvoloni rende tutto molto epico…(per alleviare la testa e qualche brutto pensiero tra me e me penso…“certo che Zeus non poteva scegliersi una tranquilla casetta in campagna??”). Poi a proposito di Zeus chi compare ancora dietro di noi? Proprio lui, il nostro cane arrampicatore, un idolo assoluto, pazzesco dove sta andando con le sue zampe! In un tratto lo sentiamo piangere e non trovare gli appigli giusti per salire, ma poi eccolo di nuovo dietro di noi e se ce la fa lui, non vedo perchè non non possiamo riuscirci anche noi! Si sale ancora molto rapidamente dritto per dritto e poi ancora qualche discesa in stile “culo a culo” fino ad arrivare ad un punto che sembra non andare da nessuna parte e dove infatti vediamo i due greci titubanti. Li però, tra le nubi, vediamo dall’altra parte la bandiera, quella maledetta si fa vedere, ma non è ancora fatta, infatti l’ultimo pezzo si preannuncia ostico e molto crestoso. I due ragazzi mollano e tornano indietro ( potevano fare un ultimo sforzo ma non se la sentono, dicono che ci riproveranno un’altra volta). Noi arrivati qui ormai siamo in missione e vogliamo prenderci quella bandiera e ci proviamo superando un passaggio assai esposto e complicato, ma agevolato da una una fune metallica. Ora il più è fatto, ultima risalita facile ed ecco la mitica vetta Mytikas….oooh Yeaaah! Ce l’abbiamo fatta! Che soddisfazione e che bella sensazione di pura libertà e felicità per questa conquista! Siamo on the top, siamo sulla vetta più alta di tutta la Grecia e abbiamo raggiunto la Dimora degli Dei, the Summit of Pantheon!! Il padrone di casa non c’è, nessun palazzo di Zeus e nessuna colonna d’oro, purtoppo non c’è neanche Pollon, ma quello che rappresenta questa bandiera impiantata tra le rocce ha un significato molto intenso e profondo. Imprimere i nostri nomi sul libro di vetta èun’onore ed un bel premio ampiamente meritato. Oooo che figata tutto quanto!

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La testa ed il corpo ora sono svuotati ed appagati pienamente, ci sono i due francesi ed un gruppo di alpinisti greci completamente attrezzati che sono saliti da un’altra via, da li poco a arriva anche Kostis visibilmente provato e dietro di noi il nostro Zeus a quattro zampe, anche lui incredibilmente ce l’ha fatta!! Ci godiamo la cima, rilassandoci un attimo per godere il panorama che non è ovviamente limpido, ma che ci regala anche qualche raggio di sole che filtra timido tra le nubi. Insomma è una figata tutto quanto ed ovviamente immortaliamo il momento con qualche bella foto.IMG-20200810-WA0068IMG-20200810-WA0070

Ora non ci resta che ritornare e scendere…eh già non proprio una semplice passeggiata. Step by step e con molta attenzione si riparte per lo stesso percorso di salita e non è proprio una banalità, anzi alcuni passaggi sono anche più insidiosi ora. Senza nessuna fretta e con molte cautele raggiungiamo il bivio di Skala ed è un bel sospiro di sollievo, da qui la parte tecnica e difficile è terminata, ora non ci resta che camminare ancora per qualche oretta…eh già dai 2900m dobbiamo scendere ai 1100m di Prionia. Una bella pausa al rifugio per un pasto ed un cambio abiti rigenerante e poi di nuovo giù tra stanchezza, mal di quadricipiti e polpacci ( vero Marta??) e voglia di arrivare alla macchina. Già, la Panda…speriamo che prima di tutto ci sia ancora e che poi non faccia brutta scherzi alla ripartenza! Dopo più di sette ore effettive di cammino il destino ha pietà di noi e tutto va per il verso giusto, possiamo rientrare a Litochoro e goderci un meritato riposo ed una bella e buona cena a base di souvlaki e feta roasted “festeggiando” questa nostra impresa…alla tua Zeus, mission completed!!!

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PS: il mitico cane speriamo sia rientrato integro al rifugio, purtroppo dopo la cima non lo abbiamo più visto, ma non abbiamo dubbi che stia scodinzolando felice su qualche sentiero del Monte Olimpo!

Alla scoperta della Grecia Continentale on the road!

Finestrini abbassati, vento in faccia. Profumo di selvatico, profumo di libertà. Libertà che fa rima con felicità. Tornare a Viaggiare nel senso più puro ed autentico di questa parola è semplicemente bellissimo. Essere te stesso senza le maschere della quotidianità ( ma con la mascherina pronta all’uso nei luoghi chiusi, incapace però di nascondere il sorriso che ci sta sotto). Non sapere più che giorno della settimana è, il giorno esatto del calendario, rimanere disconessi e rientrare la sera cotti sprofondando nel sonno dopo aver gironzolato tutto il giorno. Vivere nel qui ed ora, vivere al 100% e non solo sopravvivere come spesso accade nella routine quotidiana tra abitudini, comfort zone e mondo “virtuale”. Sono esperienze ed emozioni che rimangono, che hanno un valore altissimo, più di qualsiasi bene materiale che si possa comprare. Questa Grecia Continentale tutta da scoprire in stile On the Road con un itinerario fai da te abbozzato e programmato pochissimi giorni prima della partenza, è stato tutto questo ed ovviamente anche molto di più. Sono stati 10 giorni intensi, 2100km in lungo ed in largo per scoprire il territorio ellenico, ma oltre ai numeri è stata, è, e sarà, una bellissima esperienza di vita…

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Da Atene ci si addentra nella Grecia Centrale e lì c’è subito la meraviglia delle Meteore, “Sospesi nell’aria” come insegna il significato della parola. Monasteri aggrappati a queste strane formazioni rocciose che si stagliano nel cielo. Location bellissima che consiglio di visitare a piedi lungo i sentieri poco tracciati per scoprire punti panoramici mozzafiato e prospettive diverse per ammirare questo magnifico spettacolo creato dalla Natura e dall’Uomo (bravi davvero i Monaci a “scegliere” sempre luoghi remoti e pazzeschi!).

Poi la bussola è andata ancora più a Nord alla ricerca di quella sfida, ovviamente fisica, ma soprattutto mentale ed affascinante: conquistare la vetta più alta di tutta la Grecia, il mitico Monte Olimpo. Ci sarà modo di approfondire in maniera dettagliata questa ascesa e questa esperienza bella tosta. Tra le nubi, noi intanto al cospetto di Zeus ( e di Pollon!) a 2918mt sulla mitica cima Mytikas del Mount Olympus ci siamo arrivati e quella bandiera in cima alla montagna l’abbiamo conquistata con merito. Non una semplice montagna appunto…è la Dimora degli Dei, the Summit of Pantheon.

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The Road Trip

Successivamente un lungo trasferimento verso Sud con tappe di storia e mitologia qua e là ( Marathon, Termopili, Sparta ). Luoghi e personaggi in cui si respira il mito e si evoca la leggenda. Dall’imponente ponte di Patrasso siamo sbucati nel Peloponneso e abbiamo assaporato un’insolita destinazione poco conosciuta nel villaggio montano di Kalavrita percorrendo a ritroso a piedi lungo i suoi binari il trenino a cremagliera lungo la gola del Vouraikos che da Diakopto ci ha poi riportato nuovamente a Kalavrita.

Sempre più giù, fino alle dita del Peloponneso, esploriamo il dito centrale ( si…il dito medio!), la selvaggia Penisola del Mani. Uno spettacolo guidare su e giù per queste strade. Ulivi a volontà, profumi di erbe aromatiche, calette da esplorare, grotte marine ed un pacifico mare verde tra piccoli villaggi e torrette di pietra testimoni del forte ed orgoglioso popolo maniota. Il villaggio di Limeni rimarrà quel luogo dove ci si lascia un pezzetto di cuore. Un balcone spaziale sul mare, notte e colazione con solo il rumore delle onde come sottofondo mentre lo sguardo vaga libero ed il corpo e la mente sono pienamente appagati. E poi ancora tante seggiole di legno colorate che popolano taverne vista mare, tra sapori di carne alla griglia e pesce fresco. Non può mancare anche una puntata al punto più a Sud della Grecia continentale e della penisola balcanica, cape Matapan o Capo Tenaro, dove leggenda vuole ci siano state le Grotte dell’Ade, l’ingresso del Regno degli Inferi. Oggi solo qualche rovina, ma gustarsi un magnifico tramonto con il sole che casca nel mare dopo una bella escursione al faro rimarrà un bellissimo momento da ricordare.20200814_184822-minInfine ci si sposta nel primo dito, quello più Orientale dove tra gli infiniti uliveti ed anche le tantissime piante di arance ci dirigiamo verso la punta per scoprire la bellezza pura e selvaggia di Elafonisis, una destinazione da “WOW”, una tappa che da sola merita il viaggio. Mare cristallino tutto da godersi, una collinetta arida dalla quale osservare queste due immense baie separate da un istmo di sabbia che le unisce…poi, sulla morbida spiaggia, una capannina di paglia isolata per dare quel tocco wild a tutta questa bellezza. Per chiudere due chicche da visitare come le cittadine di Monemvasia e Napflio affacciate sul mare e consumare cosi in qualche vicolo di pietra sconnesso di una delle tante taverne all’aperto le ultime specialità local come gli onnipresenti souvlaki, feta grilled, gyros pita, moussaka o freschissimi gamberetti e calamari!

Durante il lockdown si diceva spesso “torneremo presto a viaggiare, e sarà bellissimo”….beh è stato davvero così per fortuna (e per volontà di volere davvero tornare a farlo senza farsi dominare da scuse facili e comode visto il periodo!). Non il solito lungo e viaggione estivo in qualche destinazione lontana ed esotica dall’altra parte del mondo. Come spesso accade a volte non conta poi cosi tanto la destinazione, ma il viaggio in sè e la mentalità di come lo si affronta. E così è stata un’occasione di scoprire ed esplorare zone non troppo lontane da casa e magari ingiustamente trascurate. Un’occasione di tornare a sognare, ad emozionarsi per davvero. Tanti tanti sorrisi e risate sparse qua e là, avventure e disavventure come naturalmente ci dovevano essere. Qualche tensione, imprevisti e situazioni nuove a cui bisogna adattarsi, ma che alla fine in ogni modo ti portano ad intraprendere un percorso continuo di crescita personale, davvero un gran bel percorso ed una gran bella scoperta!

ευχαριστώ, efcharistó Grecia!
gr

“Torneremo a viaggiare”…ooh YESS! Next Trip GRECIA!!

Mi sembra sia già passato tantissimo tempo dal famoso Lockdown. Tutti chiusi in casa in quarantena, un periodo davvero strano oltre che drammatico purtroppo. In quei giorni la testa vagava spesso osservando le foto appese sui muri di casa, leggendo libri e racconti, riguardando gli album fotografici e cercando così di viaggiare con la testa e sognando il giorno in cui si sarebbe potuto ricominciare a viaggiare ( link all’articolo precedente: https://raz85.myblog.it/n-modi-per-viaggiare-rimanendo-fermi ). C’era tanta voglia di tornare a vivere veramente al 100% e di emozionarsi. L’emozione di quell’attimo in cui si compra un biglietto aereo, quando si inizia a pianificare concretamente un itinerario, oppure quando si cominicia a riempire uno zaino…Si diceva “torneremo a viaggiare” ed un po’ ci si credeva davvero, un po’ era un segnale di speranza e ottimismo, anche se regnava tanta tanta incertezza e lo scenario peggiore era appunto il non poter viaggiare per lungo tempo, addiritttura fino al 2021. Ora è Agosto, tempo di ferie e per me significa principalmente solo una cosa…tempo di Viaggiare. Non che in Italia non si possa viaggiare con la “V” maiuscola ( paese straordinario e bellissimo il nostro in cui c’è tantissimo da visitare e per tutti i gusti), ma secondo me quel fascino di andare in un paese nuovo è un’altra cosa, mettere i piedi in una nazione diversa dalla tua patria, girovagare in una nuova città incontrando persone che parlano un’altra lingua, che si vestono a loro modo osservando e curiosando tra sguardi ed abitudini diverse dalle tue, il bello di esplorare ed abbracciare il diverso, la ricchezza di entrare a contatto con culture differenti, adattarsi a situazioni impreviste ed infine il crescere a livello personale…perchè il viaggio poi non finisce mai. Tutto questo e molto altro significa davvero “viaggiare” e c’è tanta voglia di tornare a farlo.

E cosi ci siamo, la scintilla per far scattare quell’emozione è già partita. La testa sta già girovagando all’impazzata ed i piedi sono pronti a sbarcare verso nuovi orizzonti, pronti ad esplorare nuovi posti. Non è stato facile, oggi più che mai siamo circondati da tante incertezze, preoccupazioni e soprattutto tante restrizioni. Non si poteva andare ovunque ovviamente ed il raggio per visitare un nuovo paese era molto ristretto, diciamo solo i paesi dell’UE per non avere troppe complicazioni. Ma la voglia di quel “tornare a viaggiare” era tanta e con un pizzico di “coraggio” e consapevolezza dei rischi e varie limitazioni, oltre ad una buona dose di sbattimento in fase ricerca informazioni e di pianificazione, ecco la soluzione last-minute: un’ottima occasione con un bel volo su Atene ed ecco il piano: noleggiamo una macchina e ci giriamo on the road la Grecia Continentale. Un po’ nel Centro-Nord tra montagne, rovine e patrimoni Unesco, ed un po’ il sud nel selvaggio Peloponneso tra storia, mitologia, piccoli villaggi locali e tanto mare! L’idea ed un itinerario di massima ormai c’è, i biglietti pure, il bagaglio è ormai pronto ed ora ci siamo. Ripartiamo per scoprire questo Mondo, questa estate è il turno di scoprire la Grecia Continentale!

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Come si può viaggiare stando fermi?

24130392_10155335971789811_547511236257101810_oQuarantena 2020, Giorno X. In questo periodo mi capita sempre più spesso di non sapere che giorno della settimana sia e neanche la data del calendario. È una sensazione strana, che paradossalmente mi capita spesso anche in un tipo di momenti molto diversi da quelli che stiamo vivendo ora: durante i viaggi. Sì, esatto: quando si è talmente trasportati con anima e corpo nel Viaggio e si vive così intensamente il momento da non accorgersi nemmeno che ora è del giorno.  Quanto mi piacerebbe tornare a viaggiare.

È uno dei miei punti già citati nei “quaranta pensieri ricorrenti da quarantena” raccontati nel mio precedente articolo del blog e dunque un chiodo fisso impiantato nella mia testa. Me lo chiedo, e ci sono anche delle vaghe risposte come quella scritta da Ilaria qualche tempo fa, ma nessuna che mi soddisfi abbastanza in questo momento di incertezze. E allora dentro di me nasce questa domanda creativa ed alternativa: “Come si può viaggiare stando fermi?

Capture2Viaggiare stando fermi è solo un paradosso?  Ho provato a rispondere a questa domanda e puoi leggere l’articolo completo QUI!

Grazie a Ilaria di ViaggioSoloAndata per l’ispirazione e per il contributo a questo articolo!

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