Autore archivio: raz85

Come si può viaggiare stando fermi?

24130392_10155335971789811_547511236257101810_oQuarantena 2020, Giorno X. In questo periodo mi capita sempre più spesso di non sapere che giorno della settimana sia e neanche la data del calendario. È una sensazione strana, che paradossalmente mi capita spesso anche in un tipo di momenti molto diversi da quelli che stiamo vivendo ora: durante i viaggi. Sì, esatto: quando si è talmente trasportati con anima e corpo nel Viaggio e si vive così intensamente il momento da non accorgersi nemmeno che ora è del giorno.  Quanto mi piacerebbe tornare a viaggiare.

È uno dei miei punti già citati nei “quaranta pensieri ricorrenti da quarantena” raccontati nel mio precedente articolo del blog e dunque un chiodo fisso impiantato nella mia testa. Me lo chiedo, e ci sono anche delle vaghe risposte come quella scritta da Ilaria qualche tempo fa, ma nessuna che mi soddisfi abbastanza in questo momento di incertezze. E allora dentro di me nasce questa domanda creativa ed alternativa: “Come si può viaggiare stando fermi?

Capture2Viaggiare stando fermi è solo un paradosso?  Ho provato a rispondere a questa domanda e puoi leggere l’articolo completo QUI!

Grazie a Ilaria di ViaggioSoloAndata per l’ispirazione e per il contributo a questo articolo!

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40 Giorni in Quarantena!! 40 spunti di riflessione e pensieri

BRESCIA, 17/04/20. Dal famoso “Lockdown” del 8 Marzo ad oggi 17 Aprile sono passati esattamente 40 giorni, una vera e propria Quarantena proprio come ci ha insegnato l’etimologia di questa parola ormai ben chiara e sulla bocca di tutti. Quante cose sono cambiate in breve tempo e purtroppo come è risaputo la situazione è diventata davvero drammatica con conseguenze negative sotto tanti, troppi punti di vista. Al di là di tutto questo piuttosto la mia attenzione si sposta sulla singola persona, su noi stessi in questo periodo comunque incredibile e particolare ed in qualche maniera “nuovo” e “diverso” per ognuno di noi.

Bundesstraße_40_number.svgLe prime domande che mi faccio un po’ provocatorie sono: “Questo periodo è stato così negativo o positivo?  È una grande crisi o una grande opportunità? Cosa è in fondo la mia normalità e mi manca davvero così tanto? Come e Quando si ripartirà a vivere come prima? Cosa posso fare o cosa non posso fare? Cosa cambierà e sarò personalmente cambiato?” In generale non ho risposte secche, sono domande aperte e ce ne sarebbero altre che secondo me possono scaturire tanti pensieri ed attente riflessioni che vagano per la testa e magari è davvero l’occasione buona per fermarsi e guardarsi dentro come mai è stato fatto, forse banalmente perchè “non c’era tempo”… Ed è proprio qui che la questione ‘Tempo’ sta acquistando un valore probabilmente mai cosi importante e ci sta mostrando chiaramente le cose che contano davvero e le nostre priorità, il nostro carattere e le nostre vere passioni e dunque le cose che adesso ci mancano più di tutte e che ci fanno stare bene.

Con questa premessa e per non dilungarmi troppo ( non credo saranno in molti ad arrivare a leggere tutto questo articolo) ho scelto di mettere nero su bianco 40 punti divisi su alcune categorie, 40 pensieri da Quarantena che mi gironzolano per la testa in ordine sparso e spesso incompiuto e che dunque avevo voglia di scrivere su di un foglio per me stesso in primis. Chissà poi un giorno tra qualche anno rileggendo questi spunti ci sarà qualcosa di piacevole da prendere con un sorriso, qualcosa di ovvio e banale, qualche cazzata colossale su cui riderci su o qualche amarezza e rimpianto per non aver sfruttato questa opportunità che sono sicuro tutti abbiamo, nonostante per molti può essere un periodo di merda senza troppi giri di parole.Capture2

Categoria PERSONALE

  1. I valori che ho appreso nello Sport si adattano benissimo alla Vita… il ’non mollare mai’ e la capacità di sviluppare la “resilienza” sono alla base ed a monte di tutto.
  2. Quanto vorrei un giardino o un balcone o una terrazza! Anche almeno un cortile sarebbe ottimo!
  3. E’ importante avere un luogo davvero tuo dove stai bene, la Casa con la C maiuscola ( certo con giardino o terrazza molto meglio eheh! ) e fondamentale avere comunque gli Affetti e la Famiglia vicino, anche se fisicamente lontana dato il momento.
  4. Lo Smart working è figo, quando si rientrerà alla normalità lavorativa farò richiesta per avere magari qualche giornata al mese sempre da sfruttare in questa modalità. In generale speriamo che anche post emergenza Covid-19 si riesca ad introdurlo e gestirlo in maniera proficua nel lavoro in tantissime mansioni. Vedo tanti vantaggi su parecchi aspetti e mi auguro che questa situazione generi davvero un cambiamento positivo su questo argomento.
  5. Quello che mi manca di più, sono le pure passioni della vita: Viaggi, Sport Outdoor ed Avventura ( intesa come combo dei primi due praticamente )
  6. La Libertà e quindi anche la Felicità connessa ad essa, sono i due valori generali che più mi mancano.
  7. Mi focalizzo troppo sulle cose che sono capace a fare, quando forse bisognerebbe reinventarsi di più e sfruttare questo momento per imparare a fare cose nuove e diverse e per avere più creatività..
  8. Attività Fisica: sempre attivo, difficile e controproducente rimanere fermo e passare la giornata sul divano. Anzi alla fine come esercizio fisico sto rendendo forse di più ora di quando erano aperte le palestre (…da verificare poi sul campo neh), però intanto con tutti i video e le app in versione “Smart Gym” non va male e poi ho scoperto come sfruttare al meglio le scale di casa eheh…
  9. Manca parecchio l’uscita in libertà nella Natura, la corsa spensierata nei boschi, l’escursione in montagna o al lago o al mare, il giretto in centro o in qualche altra città/borgo da scoprire, il giro in bici all’aria aperta.. (in questo periodo per me è aumentata ancora di più la consapevolezza dell’importanza della NATURA)
  10. Finalmente riesco a leggere di più e mi piace molto. Ritagliarsi il proprio angolino, l’amaca, il divano la mattina presto con la luce del sole che entra in casa, la musica giusta e taac. Altro vantaggio dell’avere più tempo è riuscire a fare quelle cose che spesso si rimandano, vedere quel film che avresti sempre voluto vedere, alcuni video/documentari che ti interessevano o riguardare filmati storici che già conosci ma che non riuscivi a rivedere, ma che alla fine ti piace troppo rivedere ( argomento basket NBA su tutti )
  11. Bisognerebbe cercare sempre una buona dose di motivazione, un obiettivo. Serve motivazione per mantenere alto l’umore rimanendo a casa, per seguire un nuovo corso online, per organizzare le nostre giornate evitando di sprecarle. Un po’ di cazzeggio ci sta alla grande, ma odio sprecare troppo il tempo in casa…
  12. Pianificazione della giornata: importante per me riorganizzare le proprie cose ed il proprio tempo, creare una nuova routine cercando di lasciare però anche uno spazio alla creatività per tenere allenata la mente
  13. Mi sembra prendano ancora più valore molte citazioni, aforismi che ho sempre letto ed apprezzato, particolarmente in questo momento storico e di introspezione personale e collettiva trovo che abbiano una forza ed un significato maggiore. Per esempio una su tutte data l’importanza della flessibilità e capacità di adattamento a questa sitauzione: (La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario. Albert Einstein )
  14. La Curiosità è sempre stimolante. Mettersi in gioco, Iniziare un nuovo corso, approfondire e tornare a studiare un argomento nuovo fa solo che bene. Alla fine sono convinto che superare bene questa “crisi”, farà emergere il meglio di ognuno di noi.
  15. Il pallino del Viaggio nel vero senso della parola è onnipresente. I ricordi di viaggio e delle esperienze vissute sono pazzeschi, semplicemente rivedere le foto appese in casa o leggere i vecchi racconti o guardare il mappamondo mi fa di nuovo viaggiare con la mente e mi emoziona. Per ora si viaggia con la mente, ma che voglia di tornare a viaggiare anche con le gambe e scoprire questo mondo.

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Categoria GENERALE/SOCIALE:

  1. Ok le regole da rispettare che ci devono essere e sono sacrosante, ma nella vita vale secondo me sempre la regola del ragionare bene prima di agire ed avere buon senso nelle cose, questo per generare un meccanismo ed un loop di fiducia e di responsabilità.
  2. La disinformazione dilaga ovunque, soprattutto sui social, è un bombardamento continuo ed è parecchio dannosa.
  3. Ritengo infatti importantissimo scegliere attentamente le proprie fonti, canali di informazione, come e quali altri pareri ascoltare.
  4. Non abusare dei media (probabilmente bastano davvero circa 30minuti al giorno per rimanere aggiornati). Lo storytelling dei fatti e dei dati, cioè il come vengono raccontati i fatti cambia tantissimo la percezione della realtà di come è realmente la situazione.
  5. A volte non reagire ed ignorare determinati pareri, commenti, insulti gratuiti è cosa buona e giusta.
  6. Troppa troppa irrazionalità nelle persone a tutti i livelli, generata molto probabilmente dalla tanta paura ed ignoranza
  7. Invidia ed odio incondizionato verso qualcuno sono altresì diventati davvero pericolosi ed ingiustificati ( visto la categoria di interesse di cui diciamo mi sento parte, vedi l’inutile polemica del ‘runner untore’ ed in generale di tutti i “perbenisti divanisti,cecchini dal balcone,i tuttologi del web ecc ecc… )
  8. Generosità delle persone nell’aiutare ed aiutarsi immensa , iniziative solidali di ogni genere, bellissimi gesti dappertutto dal piccolo in modo locale, ma anche a livello globale …spesso semplicemente commoventi. Serve sempre un evento negativo per tirare fuori il meglio di noi?
  9. Interessante e superpositivo vedere sfruttare la tecnologia ed il mondo digitale per reagire rapidamente ed in modo efficace all’attuale momento ( es. Maschera Decathlon per respiratori, App di vario tipo create dal nulla in brevissimo tempo ecc…)
  10. Nel bene e nel male stiamo attraversando un periodo storico globale incredibile che riscriverà la storia come è stato per i grandi eventi del passato come le guerre, 11 Settembre ecc ecc… Se tra parecchio tempo ci saranno ancora i libri di storia ci saranno sicuramente molti capitoli dedicati a tutto ciò che sta accadendo.

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Categoria CAZZATE/VARIE:

  1. Alcuni Video stupidi/Meme che girano sul web per sdrammatizzare il momento sono davvero geniali, meriterebbero un Oscar.
  2. Ne usciremo tutti sicuramente più esperti di Zoom, HouseParty ecc ecc e più bravi e creativi in cucina ( io sarò tra le eccezione però..vero Marta? Lei si che da chef è passata a superchef! )
  3. Come per tutti immagino, preferisco di gran lunga gli incontri dal vivo rispetto alle videochiamate, uno sguardo ed anche un piccolo cenno rimane unico ed inimitabile. Però tutti abbiamo provato e ci siamo convinti che tante attività si possono re-inventare e fare anche in remoto.
  4. Disintossicarsi per un tot tempo al giorno dalla sindrome da Smartphone/Notifiche/Media non è affatto male, anzi..
  5. Quanto vorrei un giardino o un balcone o una terrazza! ( forse lo già detto??)
  6. La memoria del telefono con tutti i video, immagini, doc che girano sta esplodendo…”guarda il video, cancella il video” è diventato un mantra
  7. Un bell’aperitivo con amici, una bella cena in buona compagnia…chissà come sarà la ‘prossima prima volta’, tanta voglia e tanta curiosità, in ogni caso mai come ora si capisce l’importanza delle relazioni sociali di persona
  8. Da “non ho tempo” a “ora ho troppo tempo” è un attimo. Più che la Quantità del Tempo, rimane importante la Qualità di come utilizziamo il tempo che abbiamo a disposizione.
  9. Lamentarsi non è una buona opzione e spesso e volentieri non aiuta nessuno, anzi danneggia te stesso e gli altri. Essere positivo ed ottimista è qualcosa che mi ha sempre aiutato in tante situazioni.
  10. “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita” qualcuno diceva…cazz se aveva ragione Tonino Guerra!

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Categoria BUONI PROPOSITI/NEXT STEPS:

  1. Ripartire con consapevolezza, essere grati per quello che abbiamo senza dare più molte cose per scontate e valorizzando gli aspetti più importanti e significativi per noi. (Il valore dei legami, la meraviglia di un panorama, la spontaneità di un gesto, la bellezza nelle piccole cose…)
  2. Non semplicemente attendere che #andràtuttobene ma agire attivamente con il nostro comportamento, il nostro ottimismo e determinazione ed allora si che #faremoandaretuttobene. Anche l’hashtag #iorestoacasa è stato sicuramente un messaggio necessario nella prima fase, ma ora speriamo con tutte le dovute accortezze e con la responsabilità delle persone ci sia un “nuovo hashtag” migliore per ricominciare tutto in un clima di fiducia, in modo libero e responsabile.
  3. Cercare di fare bene con quello che si ha a disposizione, senza per forza volere qualcosa in più. Accontentarci e valorizzare quello che abbiamo come diceva il buon Tiziano Terzani. Senza però dimenticare di cercare il nostro equilibrio lasciandoci comunque ispirare dai sogni e spingerci un po’ più in là per essere realizzati.
  4. E’ un bel periodo per pianificare organizzare e stimolare ancora di più le proprie passioni, i prossimi viaggi, le prossime gare a cui vorrei partecipare e qualche avventura sfidante, che dia quel brivido e che mi smuova qualcosa dentro.
  5. Pensare al futuro ok, ma sempre più importante è il QUI ed ORA. Vivere la vita al 100%, riempirla e farcirla delle cose e delle persone che ci fanno stare bene. Solo cosi probabilmente si riuscirà a vivere non tanto più a lungo, ma piuttosto si riuscirà ad allargare la propria vita per viverla al meglio con pienezza andando un po’ “oltre” trovando cosi la vera libertà e felicità.

…Buona Quarantena e soprattutto buona ripartenza in attesa di tornare presto alla grande!

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La mia MADDALENA Homemade!

Aprile 2020: l’argomento e la situazione CORONA VIRUS COVID-19 è ormai presente  nella vita di tutti. Tempi strani e diversi stanno scorrendo per questo maledetto virus. La situazione è sicuramente drammatica sotto diversi aspetti e l’emergenza sanitaria è ancora in pieno svolgimento. Ma da una crisi, bisogna sempre fermarsi, riflettere e cercare di crescere cogliendo al massimo le opportunità che possono esserci e che possiamo crearci guardando un po’ “oltre”. E cosi durante questa quarantena forzata anche il mio amato sport è in pausa o meglio non si può uscire di casa, ma qualcosa possiamo comunque inventarci e perché no…magari è importante dare semplicemente un segnale di ottimismo! E cosi ecco la lampadina che si accende…

Un’idea insolita, una sfida tra amici, una trovata sportiva…o semplicemente la voglia di fare qualcosa di “normale” come per esempio il semplice giretto ed “andare su in Maddalena”, il monte di casa per noi bresciani. Allora così nasce l’idea di ‘Maddalening’…un allenamento virtuale per raggiungere la cima della Maddalena con i suoi 874m e dare cosi in qualche modo anche un segnale positivo e di speranza per tornare presto a vivere normalmente tutti più forti ed uniti di prima. Si tratta di un concetto semplice che deriva dal più noto termine Everesting nato nel mondo del ciclismo, adattato per l’occasione in una versione ridotta e casalinga in modalità trail running: prendi una qualsiasi salita e ripetila tante volte quante servono per fare un dislivello positivo almeno pari all’altezza del Monte che vuoi raggiungere (teoricamente l’Everest appunto con i suoi 8848m, in questo caso direi che va bene e basta la Maddala!). E cosi ecco le scale condominiali fuori dalla porta di casa, ecco i gradini, un passo alla volta, basta iniziare a correre su e giù e non mollare fino al proprio traguardo finale…poi la vista dall’alto di quello che ora abbiamo davanti ripensando al percorso fatto ed agli ostacoli superati sarà meravigliosa….MADDALENING COMPLETED!

Screenshot_20200406-173351_GalleryInfo “tecniche” del percorso:

  • 5 rampe di scale, 40gradini tot. x 18cm (altezza gradino)
  • Ripetere di corsa up&down per 122volte = ~874m D+ à tempo tot. 1h 18min
  • Schiacciare il pulsante della luce ad ogni passaggio per non rimanere al buio lungo le scale
  • Contare il numero di salite ( utilizzato un metodo scientifico: prendere uno scolapasta riempito con “122 farfalle” in cima alla salita, una bacinella vuota alla base, e poi trasportare ad ogni passaggio una farfalla da su a giù fino a svuotare lo scolapasta)
  • Nr.1 ottimo ristoro rinfrescante a metà (grande supporting cast by MartaMartinelli)IMG-20200405-WA0012Un pensiero sincero a tutti quelli che stanno soffrendo, a tutte le persone vicine ed a chi sta lottando ed aiutando in prima linea. Noi intanto non lamentiamoci e continuiamo a dare il nostro piccolo contributo, magari strappando semplicemente un sorriso e con qualche esempio ed aiuto concreto (Per esempio le due bellissime iniziative di raccolta fondi per sostenere la città di Brescia: #AiutiAMObrescia e #SOStieniBrescia ). Non bisogna mai mollare nello sport e nella vita e torneremo presto tutti a farci qualche giretto all’aperto ed ad “andare su”.

 

articolo sul Giornale di Brescia 07/04/20:

https://www.giornaledibrescia.it/sport/conquistare-la-vetta-della-maddalena-sulle-scale-di-casa-1.3471904

OMAN! Alla scoperta del Sultanato

OMAN Last Minute e viaaa si parte all’avventura!!

aDSC_00Che bello è prenotare un volo e dopo circa una settimana essere in aeroporto con il boarding pass nelle mani? Solitamente tra l’acquisto del volo aereo e la partenza trascorrono mesi. Mesi di pianificazione, di ricerca di informazioni e di viaggi interiori sull’itinerario, sulle cose da vedere, da fare ecc.. una fase che personalmente mi piace moltissimo che lascia spazio alla creatività, ma che diventa molto metodica ed importante nella stesura del migliore itinerario adatto al tipo di viaggio. La Lonely Planet è sempre una fidata alleata e di ottimo aiuto in questa fase organizzativa.

Invece questa volta niente di tutto questo…o meglio i soliti mesi di attesa sono diventati pochi giorni e dunque nel brevissimo tempo c’è da informarsi e c’è da decidere già il da farsi in maniera concreta. Un viaggio ed una destinazione che salta fuori di punto in bianco quando finalmente Marta ha la conferma dei suoi giorni di ferie e cosi senza perdere più tempo riusciamo a trovare su Skyscanner un buon volo per Muscat ancora ad un prezzo accessibile. Con la solita gioia mischiata a tanti sentimenti diversi acquistiamo due biglietti con la Qatar Airways. Partenza il 24/12 sera e ritorno in Italia l’1 Gennaio mattina…per noi perfetto…si prenota! Ok quindi tra 10gg si va in Oman allora, noleggiamo una macchina e ce lo giriamo per 7giorni pieni…OK??!! Viaaaa…Andata!

Lonely Planet alla mano, si sfogliano racconti vari, si consultano blog, web e social per creare un planning ragionato per essere pronti e cosi diventa subito tutto molto intenso anche se si “rischia” di dimenticarsi qualcosa…per esempio scopriamo solo 3gg prima della partenza che il visto non si può fare all’arrivo in aeroporto, ma bisogna farlo online ed i tempi di elaborazione della richiesta dicono siano tra le 24h e le 72h…mmmh bene! Facciamo subito click ed E-Visa acquistato! Il giorno dopo abbiamo la nostra conferma in mano…benissimo. Ora non resta che definire meglio l’itinerairo e sciogliere gli ultimi dubbi tipo: macchina 4×4 Si o No? Prima facciamo il Sud e poi risaliamo al Nord o viceversa? Deserto Rosso o Deserto Bianco, quale visitiamo? Purtroppo dobbiamo fare delle scelte e scartare alcuni posti che meriterebbero sicuramente la visita, ma il tempo a disposizione è quello che è…sarebbe bello avere qualche giorno e un po’ di tempo in più come sempre, ma non lamentiamoci..abbiamo queste tempistiche ed esigenze e dunque dobbiamo cercare di sfruttare al meglio il nostro tempo qui e ora!   Ormai ci siamo, è la vigilia di Natale e stiamo preparando i bagagli ( avendo la macchina ed una settimana abbandoniamo il fidato zainone backpacker)…dai che si parteee!DSC01311aacDSC01562aDSC01461ADSC01658aaa

Oman…che bellissimo paese e che fantastico viaggio! É il 31 Dicembre, siamo in spiaggia ed è un buon momento per vagare con la testa prima del rientro pensando a questo intenso e bellissmo viaggio con tutte le bellezze viste ed esperienze vissute. Un paese sorprendente e personalmente davvero bellissimo da scoprire ed esplorare così un po’ on the road e un po’ all’avventura girovagando tra bellissime spiagge, wadi e canyon, deserti e cieli stellati, cittadelle in rovina immerse nei palmeti, mercati del pesce, souq locali. Emozionarsi durante la deposizione in notturna delle tartarughe e salvare una piccola tartarughina smarrita e poi come sempre succede durante un viaggio del genere tante tantissime piccole cose che rendono il viaggiare una ricchissima esperienza di vita. In sintesi le ultime parole spettano a Marta ed al suo post di fine viaggio:

E poi nel giro di pochi gg decidiamo d’andare a scoprire l’Oman e..
Ci siamo emozionati nel vedere una tartaruga deporre 80/100 uova di notte, in spiaggia sotto un cielo illuminato solo da stelle..
Salvato e riportato in mare una piccolina di tartaruga che si era persa..
Passato la mattina di Natale con i piedi nella sabbia (e magliette rigorosamente a tema natalizio)..
Insabbiato l’auto a 50m dalla guest house..(e chiesto aiuto ad un beduino di passaggio)..
mangiato un panettone in costume in riva al mare (le tradizioni si esportano) ..
Esplorato diversi wadi (che sono dei canyon desertici che nascondono piscine naturali d’acqua turchese)..
Fatto il bagno come i musulmani, vestiti.. (solo io)..
Attraversato grotte piccolissime a nuoto..
Visto cammelli attraversare la strada o nei cassoni delle macchine (ed uno anche investito…)..
Scoperto paesini disabitati con case di fango..
Passeggiato nei palmeti..
Visto un tramonto ed un’alba nel deserto che sono impossibili da dimenticare..
Fatto rally tra le dune di sabbia..
Visto stelle cadenti nel cielo del deserto..(la quantità di stelle che si vedono alzando gli occhi è indescrivibile)
Pranzato in posti locali dove i menù erano solo scritti in arabo..
Assistito ad un asta del pesce..
Ci siamo persi tra le bancarelle dei souq…
Fatto il pieno di “banana milk” ad ogni pasto (colazione, pranzo, cena)..
Siamo entrati in un barbiere locale (con tanto di barba per Andrea)..
Guidato per 1400km per le strade omanite..
Passato la notte della vigilia di Natale in volo..
Fatto il “pranzone” dell’ultimo dell’anno con pesce appena pescato..
brindato a mezzanotte in volo con un “orange juice” (e guardato i fuochi dal finestrino)..
…e…
Abbiamo riso tanto!
Il nostro Oman 2019 ❤

OMAN

NEW YORK MARATHON! Il racconto

BOOM!! Il Cannone suona un colpo fragoroso che si staglia nel cielo azzurro di New York CIty. Pochi attimi prima risuona l’inno degli Stati Uniti d’America e le note di New York New York di Frank Sinatra….Occhi lucidi, un fiume in piena di gente carica ed emozionata dai mille colori. Se ci penso sono ancora brividi, istanti intensi che precedono e seguono ad altrettante emozioni di una bellissima esperienza che rimarrà indimenticabile, anche per me che preferisco sempre i sentieri del trail rispetto ai km sull’asfalto.

Once upon a time in America…Domenica 3 Novembre, ore  9.40. È il preciso istante che qui sul Ponte di Verrazzano inizia un lungo viaggio emozionante ed elettrizzante di 42km e 195mt. A dire il vero questo viaggio inizia molto prima e non sono sicuro sia ancora finito…cazz abbiamo partecipato alla New York City Marathon, la MARATONA per eccellenza ed ora sono testimone diretto ed ho capito il perchè di tanta fama e di tanto fascino. Ho capito perchè tanta gente da tutte le parti del mondo viene una volta nella vita (e spesso ci ritorna anche anno dopo anno) per vivere questa esperienza nonostante i costi enormi che ruotano attorno a questo mega evento. Si perchè è davvero un evento gigantesco, una festa enorme che paralizza e coinvolge tutta la città…e stiamo parlando non di una città qualunque, si sta parlando di NEW YORK CITY!  É tanta roba, c’è di tutto ed è tutto tanto ( gli americani in queste cose sono davvero bravi ad organizzare, gestire, promuovere questi tipi di manifestazioni a 360° ).

Che viaggio appunto…inizia tutto nei tre giorni che precedono la Maratona e le premesse già ti caricano di entusiasmo e al tempo stesso fanno aumentare l’ansia, la voglia di arrivare allo Start e la speranza che che vada tutto bene fino alla famosa Finish Line di Central Park. Il Village/Expo dove ritirare il pettorale è il paese dei balocchi per ogni runner, vedere il proprio nome ed il numero da portare sul petto è un primo step emozionante, poi guardi soddisfatto e con orgoglio la maglia con scritto ‘Marathoner’ ed il logo della NYC Marathon, ed infine il tuo nome stampato sull’immenso e lunghissimo Wall con l’elenco di tutti i partecipanti. La frase sopra recita “Find your Runner” e tu cerchi il tuo cognome e nome in mezzo a questo ‘geroglifico’ con di più di 50000 nomi…eccolo! Sei semplicemente felice ed è d’obbligo una foto di rito. Poi i tanti gadget e campioni di prova, gli sponsor, merchandising di ogni tipo, espositori ed intrattenimenti interattivi che ti fanno entrare nel giusto mood della gara.

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Prima del grande evento la città è sorprendente. All’arrivo si entra subito in atmosfera americana seguendo la partecipatissima parata di Halloween ( una figata!). Poi cammini per le vie di New York e realizzi che sei davvero in un film e questa volta sei tu l’attore protagonista e lo stai vivendo ora in prima persona. Dalle grandi cose come quel bellissimo skyline di Manhattan che hai già visto in foto mille volte e dunque sai più o meno cosa ti aspetta, ma quando sei davvero lì ti sorprende comunque e ti realizza. Poi scoprire man mano le tante piccole cose ed alcuni dettagli che ti sembra di aver già vissuto ( il suono delle sirene delle ambulanze del 911, i poliziotti NYPD cattivi e grossi, il fumo dei tombini, i mitici taxi gialli, la Subway e molto altro). Osservare poi i grattacieli e questi “canyon di acciaio e vetro” dal basso verso l’alto e vivere la vita di tutti di giorni di questa grande metropoli. Un mix incredibile proprio come ci siamo abituati a vedere nel mondo del cinema e della tv. La città è elettrizzante e personalmente mi ha stupito positivamente in tutto e dato una carica pazzesca e tanta voglia di viverla e di scoprirla in ogni suo angolo, in ogni sua luce ed insegna luminosa ( per la testa mi chiedo come e quanta energia serva per por alimentare tutta questa metropoli?? Qualcuno a riguardo lo ha già analizzato qui http://blog.acotelnet.com/energia-9alimentare32-new-york-infografica/ ). Insomma c’è poco tempo e vorresti fare, provare, visitare  di tutto…alla faccia del riposo pre-gara…


IMG-20191104-WA0006Poi arriva il giorno della gara. È Domenica e giusto per mettere un pizzico di ansia in più c’è pure il cambio dell’ora e si insinuano dubbi sul fatto che orologio e GPS si aggiornino oppure no. Per fortuna viene in aiuto la ‘Wake Up call” dell’hotel fissata per le ore 4AM. Ti svegli e scopri che la foto scattata con Marta durante il ritiro del pettorale ed inviata poi sul gruppo whattsap dei bresciani a New York è stata scelta tra le tante ricevute ed è finita dritta dritta in prima pagina del Giornale Di Brescia con tanto di notizie e commenti al seguito! Azz…ancora più ansia da prestazione!

Ore 4.30AM breakfast. Primi sguardi di intesa con altri runner li come te nella stessa situazione e si salutano i compagni di viaggio Giordano ed Irene + Burlotti familty.

Ore 5AM gli ultimi preparativi in camera e la vestizione con abbondanti vestiti pesanti che verranno poi lasciati prima della partenza nelle apposite Donation Box (il cielo è sereno fortunatamente ma il clima è bello fresco e frizzantino ed quindi diventa importante coprirsi bene visto che ci sarà una lunga attesa ).

Ore 5.30AM ritrovo nella Hall con altri atleti italiani e partenza con il bus verso il battello Ferry Boat to Staten Island. Anche qui giusto per aggiungere un po’ di pepe al tutto succede un fuori programma. Il tragitto teoricamente dovrebbe essere di circa 15minuti, ma dopo 30minuti osserviamo un po’ stupiti ed impotenti di avere ormai attraversato il tunnel e di essere già dall’altra parte di Brooklyn, il telefono dell’autista inizia a squillare, lui non risponde ed alcuni di noi corridori iniziano a domandarsi dove siamo e perchè stiamo andando in questa direzione..poi una inversione a U, il telefono squilla ancora, e la palese sensazione che l’autista ha sbagliato strada e non sappia bene dove debba andare, ormai è realtà. Momenti di ansia aggiuntiva…proprio quello che ci voleva…e poi finalmente dopo un’ora eccoci davanti al ferry. Prima corsa agli affollatissimi bagni ed alle 7 ( anzichè alle 6 come previsto…) la ressa che si crea davanti alla porta del battello inizia ad ingigantirsi, ma comunque si riesce a salire tutti sul battello. Il sole ancora basso illumina e si riflette nei grattacieli di Manhattan, siamo scortati da due motoscafi ai lati della NYPD, e passiamo davanti quasi per rendere tributo al simbolo degli USA, la Statua della Libertà.

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Ore 7.30AM lo sbarco degli “atleti-profughi”. Imbacuccati per bene con addosso vestiario di ogni tipo: vecchio, brutto e spesso bizzarro ( si vedono accappatoi con pelo, costumi da orso o altri animali pelosi, qualche coraggioso già solo in maglietta da gara…un po’ di tutto ) Ora il prossimo step è raggiungere un altro bus che ci condurrà al luogo di partenza, il mitico ponte di Verrazzano.

Ore 8AM eccoci qui, inizia ancora un’altra processione per raggiungere i vari village a seconda del proprio colore/griglia di partenza riportata sul pettorale. La quantità di poliziotti e volontari è immensa. Controlli alla sacca trasparente che verrà lasciata prima della partenza, tanti sorrisi e incitamenti. Poi altro aspetto che mi ha colpito tantissimo è la quantità di bagni chimici schierati nelle zone del village e la coda ordinata ad ogni singolo bagno, una roba mai vista…il bisogno di andare in bagno in tutta questa trafila è tanto e non sarà neanche l’ultima volta prima dello start!

Ore 8.30AM ormai eccoci all’interno del village. Thè caldo, ciambelle e berrettine in omaggio non mancano. Il sole inizia un pochino a scaldare l’ambiente ed il temuto freddo sembra ormai essere sconfitto. Gente ovunque, qualcuno sdraiato in terra, altri nell’erba, i più evoluti hanno poltroncine gonfiabili ( geniali ) e tanti ovviamente sono in coda davanti ai bagni. Lo speaker prima annuncia di non spaventarsi che ci sarà uno sparo col cannone…due secondi dopo un forte boato scuote il popolo dei runners! Poi viene annunciato che le prime griglie sono ora aperte. Agitazione cresce ancora un pochino. Saluto Marta che parte alla ricerca dell’ingresso del Corral del suo colore stampato sul pettorale con la promessa di rivederci sorridenti in ogni caso all’arrivo dopo la finish line, rimaniamo d’accordo con un generico “ci troviamo sulla destra” nella speranza di ritrovarci nella marea di gente. In questa bolgia ora tutti i runners sono ormai da soli nella loro testa con tanti pensieri, tanta agitazione, tanta voglia e sicuramente tanto entusiasmo. Siamo qui tutti per lo stesso motivo, ma ognuno ha sicuramente una propria storia affascinante che sarebbe bello condividere e comunque per tutti è una sfida personale da conquistare. Si gettano a terra gli ultimi vestiti e ormai ci siamo, siamo sul ponte di Verrazzano, il tassametro emozionale sale ancora di qualche tacca. Un’occhiata alla folla attorno a me, davanti, dietro e nel livello più basso del ponte. L’aria è frizzante, sguardi d’incitamento e di intesa con altri atleti che al 99% mai rivedrò, ma ora siamo tutti uniti dallo stesso obiettivo e con una carica motivazionale che aumenta reciprocamente. Tutti in piedi (non c’è nè bisogno) suona l’inno USA, poi gli elicotteri che sorvolano il ponte e sulle note di New York New York ecco il cannone, ecco il BOOM! La Maratona di New York 2019 è ufficialmente partita!

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Via! Subito si sale, bisogna arrivare in cima al ponte di Verrazzano e la pendenza c’è e si vede, ma nella spinta iniziale non si sente neanche più di tanto sulle gambe, un altro elicottero a distanza ravvicinata ci accompagna ed i poliziotti salutano i runner festosi. Poi la discesa e secondo me arriva subito uno dei momenti più elettrizzanti: l’entrata a Brooklyn. Il benvenuto della folla è qualcosa di mai visto e  provato sulla pelle. Pelle d’oca appunto. Gente multietnica a sinistra e a destra che incitano tutti noi atleti con urla, cartelli di incoraggiamento di ogni genere (Keep Going!Power Up!Almost Done!GO GO GO!!Are you doing this just for a free Banana?!),  high five con bambini ai lati della strada e musica live che fa vibrare tutta l’atmosfera. Welcome to Brooklyn recita il cartello e che accogglienza! Tutto questo ti spinge, ti carica a mille e le gambe vanno anche più forte del ritmo che vorresti tenere, mentre la testa ti dice “non esagerare, è ancora lunga”. Attorno al decimo kilometro mi accorgo che il gel nel taschino posteriore è fuoriuscito…azz…che “gioia” e che “intaccolamento”! Non ci penso e cerco il mio ritmo e riesco ad andare abbastanza costante nonostante questi lunghi rettilinei non siano mai piatti piatti…anzi! Psicologicamente vedo spesso la folla di corridori davanti a me e capisco che la strada è dunque spesso in salita. Comunque la testa c’è alla grande e mi godo il momento e la carica del pubblico. In prossimità dei ristori ( frequenti ed organizzati con due colori distinti per acqua ed integratori ) si corre su un tappeto di bicchieri di carta a volte parecchio scivoloso come mi dimostra un ragazzo al mio lato che cade rovinosamente sull’asfalto…si rialza prontamente, ma ha fatto un bel volo!! I passaggi intermedi indicati in miglia a volte disorientano e ti fanno fare qualche calcolo a mente (26miglia suonano meglio che 42km…ma questo è il classico caso che è più facile a dirsi che a farsi…), poi ogni 5km arriva il conforto dei più consueti passaggi in kilometri e la conferma alla mezza maratona che sto andando molto bene anche a livello cronometrico, forse anche troppo.

Si entra nel Queens dal ponte Polanski, un’altra bella pendenza da affrontare e anche il vento non gioca a favore e poi attorno al 25°km inizia anche il temuto Queensboro Bridge, un lungo ponte coperto che lascia i runners isolati dal pubblico e da soli con le proprie gambe. Si può ascoltare il calpestio delle scarpe sull’asfalto ed il respiro affannatto in un momento che inizia ad essere critico anche per i muscoli. Il bip del Garmin mi mostra un tempo molto alto, azz pensavo di andare più forte…ma la salita è inesorabile e si estende per più di un km abbondante. La discesa chissà come mai sembre più corta della salita e percepisco pian piano nuovamente il boato del pubblico, ci voleva un’altra carica, il momento inizia ad essere delicato. Torna il silenzio, siamo ora nel quartiere ebraico pieno di rabbini dal vestito lungo nero e barba lunga e la mandria di corridori passa quasi inosservata, un po’ assurda la situazione, ma mentre le gambe continuano a girare, la testa ha modo di distrarsi e osservare questa diversità. I tanti volunteers offrono sempre più spesso dei “ghiaccioli” di vasellina su uno stecchetto e molti, compreso me, ci mettono un attimo a capire che non è roba da mangiare ( qualcuno scoprirò poi che l’ha fatto invece ). Attorno al km 30 inizio a desiderare qualcosa da mangiare, cibo solido però che non trovo in nessun ristoro mannaggia se non fatta eccezione per un pezzo di banana che gente comune offre ai runners assieme a tovaglioli volanti…pazzesco!

Si entra poi nel Bronx lungo le strade di Harlem ed anche qui c’è una calorosa accoglienza di un quartiere rivitalizzato e molto attivo con tanta musica rock. Il ritmo di gara al km inizia a calare purtroppo e le gambe iniziano a girare non più come vorrei, proseguo la mia ricerca ai lati della stada di cibo solido, ma fino alla fine sarà inutile e mi dovrò accontentare di un gel mieloso che però non risolverà le richieste del mio stomaco.  Arrivati al 35°km ora c’è la 5th Avenue, un lungo rettilineo in salita che costeggia Central Park. Tratto durissimo di gambe e di testa. Vedo il pacer delle 3h:20m che mi sfreccia via e non ho le forze fisiche e mentali per rimanere nella scia. Realizzo che il Personal Best è ormai sfumato e subisco questo tratto avendo la sensazione che forzare qui potrebbe fare brutti scherzi ai muscoli e non vorrei entrare a Central Park con i crampi. Già, Central Park finalmente ed arriva la svolta nel parco, il pubblico oltre le transenne è anche qui rumoroso e gli incitamenti non smettono di arrivare, qui servono davvero e tanti atleti sono ormai cotti e claudicanti. Non mi impongo più un ritmo da tenere, faccio fatica e così “calo di una marcia” cercando di godermi il momento e questi ultimi km ricchi di emozione, lo sguardo spazia da giù a su, dall’asfalto fino alle vette dei grattacieli oltre le piante. Ecco le bandierine, si entra nell’ultimo km, 800m to go, 400m to go…è un countdown di emozioni e di festa! Per non farsi mancare niente c’è ancora una maledetta salitina bastarda ma ormai è fatta, si corre, si sorride, si piange di gioia ed ecco la Finish Line più famosa del mondo! A braccia alzate si taglia il traguardo…FINISHER!!!

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La medaglia è bellissima! C’è tempo per le foto di rito, per scambiarsi abbracci e ‘cinque’ di congratulazioni con altri atleti, yesss we got it! Ritorno lucido e mi metto sulla destra osservando i tantissimi atleti arrivare, cerco una maglia rossa, e poco dopo ecco una Super Finisher arrivare!…Marta ha fatto un tempone straordinario ed i suoi occhi lucidi racchiudono tutta questa favolosa esperienza! Che bei momenti di soddisfazione, orgoglio e gioia. Altre foto insieme e poi inizia la lunga processione dopo la linea del traguardo…prima il telo termico, poi  la sacca con acqua ed una buonissima mela…una Grande Mela conquistata con merito! Poi si cammina stanchi ed infreddoliti come un esercito di zombies verso il Poncho post gara e la camminata sembra davvero infinita. Ecco l’ultimo step e ci accaparriamo anche il lungo poncho azzurro che è soprattutto bello caldo…ci voleva! I primi dolori, qualche svarione derivante dallo sforzo e da uno stomaco ancora non al meglio e le prime goffe difficoltà a fare le scale ci sono già, ma anche se l’andamento è come si diceva da “zombie che cammina”, il sorriso è stampato in faccia e si riesce a raggiungere la fermata della Subway, verso un meritato rientro e riposo in hotel.

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L’evento è talmente gigante e grandioso che anche il giorno dopo la festa continua. Il padiglione in Central Park è preso d’assalto (in totale saranno più di 53000 FInishers!); chi vuole può farsi incidere la medaglia con il proprio nome e tempo, merchandising di ogni genere con la scritta ‘Finisher’ vanno a ruba e una copia del New York Times con impresso il proprio nome nella classifica finale è un’obbligo a cui tutti gli  atleti non possono rinunciare. Orgogliosi e medaglia al collo runners di ogni tipo li ritrovi in giro per la città, li vedi zoppicare e fare fatica a scendere le scale, li vedi però sorridenti e soddisfatti scambiarsi in maniera reciproca  Congratulations ed i vari Well Done! Great! Good Job! ed in fondo secondo me questa è poi la magia di questo sport e di questo evento pazzesco che unisce e riunisce tutti i valori più puri dello sport e della vita.

Chiudo gli occhi di nuovo e ci ripenso…si è stata proprio una figata ed un’esperienza meravigliosa…Congratulations Finishers! Abbiamo corso e conquistato la MARATONA DI NEW YORK!

Andrea

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sotto il link all’articolo sul GIORNALE di BRESCIA:

https://www.giornaledibrescia.it/sport/l-emozione-dei-bresciani-in-corsa-sulle-strade-della-grande-mela-1.3422013

APPUNTI DALL’ASIA CENTRALE: 7 CURIOSITA’ SUL KHIRGHIZISTAN!

DSC_5016-minAdesso posso affermare che il Kyrgyzstan esiste veramente, è reale ed ora che ci sono stato  ne ho le prove.  Si, è un “piccolo” (neanche troppo) paese da qualche parte sul Mappamondo nel bel mezzo dell’Asia Centrale, uno dei tanti che finiscono in ‘stan’, ed infatti all’inizio si è simpaticamente meritato l’hashtag #ndocazzostan. Dunque oltre che confermare la sua esistenza, qui voglio riassumere in sette punti le principali curiosità e caratteristiche del Khirghy (per gli amici) vissute durante questo viaggio.

  • LINGUA: qui si parla il Khirghiso o il Russo. La prima parola imparata infatti è stata “CASSA” che semplicemente in russo si scrive “KACCA” 🙂 !  Molti ti chiedono infatti subito “Rusky?” e tu da buon europeo e uomo di mondo cerchi di farti capire con l’Inglese. Ecco, qui in Khirghizistan non sempre funziona e l’inglese serve spesso davvero a poco. Qualcuno lo parla un pochino, magari nelle guesthouse delle città/villaggi più grandi ed in qualche agenzia turistica locale, ma in generale ci si deve arrangiare come si può! ( per esempio siamo arrivati in aeroporto e per cercare di farci capire alla signora del bar e chiedere che cosa c’era dentro ad un simil panzerotto siamo arrivati a mimare le ali di un pollo per cercare di avere conferme se dentro era farcito con del chicken! ). L’altro classico esempio di soluzione per aggirare questa barriera linguistica  è il traduttore simultaneo sullo smartphone ( ed anche qui situazioni assai divertenti) oppure per i numeri ed i prezzi si ricorre all’aiuto dell’eterna e classica calcolatrice durante tutte le fasi di negoziazione e di pagamento.IMG-20190730-WA0007
  • AUTOMOBILI:  è un bellissimo e divertente capitolo quello dei trasporti in generale e nello specifico quello delle auto. Si vedranno “sfrecciare” le mitiche vecchie LADA e MOSKVITCH, simboli dell’impero sovietico.  Ho messo sfrecciare tra virgolette, perchè in realtà si vedranno spesso a bordo strada con cofano alzato, gomme in fase di sostituzione o con svariati problemi…quindi tutto normale e all’ordine del giorno se durante un tragitto l’auto sulla quale si sta viaggiando abbia qualche problemino. Altra curiosità è che le auto abbiano quasi sempre vetri posteriori e lunotto oscurati ed a proposito di vetri abbiamo scoperto che se non hai almeno una crepa o qualche graffio sul parabrezza non sei nessuno! Infine le auto vecchie, la maggior parte hanno il volante sulla sinistra, mentre invece le nuove auto più recenti dopo l’inidipendenza hanno la guida a destra.20190731_110354-min
  • TRASPORTI. Le strade sono in realtà molto buone nel complesso, tranne ovviamente i tragitti verso le montagne che per forza di cose rallentano parecchio le tempistiche con strade sterrate, ma mai in pessime condizioni. Per spostarci abbiamo utilizzato tutti i loro mezzi locali ed al primo posto sicuramente troviamo le mitiche marshrutka! Sono dei minibus da circa 10posti ( solitamente è il furgoncino Sprinter della Mercedes ) ed è il mezzo di trasporto più tradizionale e folklorisitico della Russia e dunque dell’Asia Centrale. Costa pochissimo, affidabiltà orari rivedibile, parte solo quando è pieno, ha un numero sul parabrezza che contraddistingue i vari percorsi, raccoglie persone per strada appena possibile ed in generale è assai divertente e variopinto! Se non trovi la marshrutka, no problem, basta allungare il braccio per strada e qualche buon anima vedrai che in poco tempo ti carica sul suo mezzo. Dunque l’autostop diciamo è abbastanza normale e intrinseco nella loro cultura, basta davvero poi dare un piccolo contributo per lo strappo, praticamente un BLA BLA CAR in tempo reale e non pianificato!IMG-20190730-WA0009
  • CUCINA e CIBO ON THE ROAD: La cucina dell’Asia Centrale non brilla nel panorama internazionale e soprattutto qui in Kyrgyzstan essendo in territorio prevalentemente montuoso e dunque con un popolo principalmente nomade la cucina è abbastanza limitata e sicuramente non ricca ed elaborata. I piatti principali che si possono trovare nei ristoranti/cafe sono il plov (riso pilaf con pezzettini di agnello/montone, carote e patate) il lagman ( zuppa con noodles con agnello, patate, carote, aglio, cipolla ) il boso lagman ( come prima ma senza zuppa e dunque noodles fatti in padella ) il manty (ravioloni al vapore ripieni di carne e verdure)  l’ashlan-fu ( piatto freddo con due tipi di noodles, di grano e di riso, messi sempra in una zuppetta con verdure un po’ spicy) ed i mitici shaslik ( spiedini di carne di agnello o manzo o misti fatti barbecue per strada ).  Vista la stagione estiva, le strade ed i mercati sono pieni di….Angurie e Meloni bianchi! Sono davvero ovunque ed è incredibile quante angurie puoi vedere viaggiando in lungo ed in largo per il paese. La cosa assurda è che con tutte queste angurie, nelle varie guesthouse e ristoranti l’anguria purtroppo non l’abbiamo mai mangiata 🙁 ! Invece un grande classico che non mancherà mai in tavola è il pane che è molto buono, bellissimo e decorato con degli stampini di varie forme e ovviamente il thè che viene sempre versato subito in accompagnamento ai pasti con biscottoni, caramelle e marmellata ( albicocche, pesche o more). Nella capitale di Bishkek invece una curiosa bevanda che puoi trovare ovunque venduta dalle signore in ogni angolo di strada è il Maksim o Chalap o Kvas della Shoro company. É una bevanda estiva mista di grano e yoghurt fermentato dal gusto frizzante “salty”…davvero una….schifezza!! Infine sempre per rimanere in tema di bevande “buonissime”, quando si alloggia sulle montagne nei villaggi dei nomadi c’è il Kumis, bevanda leggermente alcolica ottenuta dalla fermentazione de latte di giumenta(cavalla)…anche questa davvero una cosa imbevibile!20190729_145724-min
  • PERSONE: tutte le persone incontrate hanno dimostrato che il popolo khirghiso è davvero gentile ed ospitale. Anche se come già detto ci sono problemi con la lingua per comunicare, ed infatti loro comunque continueranno a parlarti in Rusky, ma nel frattempo sfoderanno un bel sorriso con trentadue denti d’oro. Pare che qui sia di “moda” diciamo e sia signore che signori ( con il loro tradizionale cappello di feltro) non mancheranno di mostarti il loro sorriso luccicante! Le etnie di questo paese sono molto diverse e dunque c’è un bel mix di colori e tratti somatici. Si passa dalle persone più simili ad indiani, a quelli cinesi/jappo e poi c’è il classico tratto nomade asiatico (Mongolia) e dunque è infatti difficile riconoscere esattamente e dire…ecco qui un Khirghiso!DSC_5319-min
  • NOMAD LIFE: Un’altra parola che si imparerà presto è YURTA (Yurt in inglese). Non si può andare via dal Khirghy senza aver dormito almeno una notte in uno Yurt Camp. Ecco noi forse ne abbiamo abusato e tra i vari spostamenti abbiamo fatto una scorpacciata con 5notti di fila in Yurta. E’ il simbolo della nazione ed appunto della vita nomade. Sono queste tende/capanne di varie dimensioni costruite con grande abilità dai nomadi e la struttura è formata principalmente da legno e ricoperta poi con feltro ed adornata poi dentro e fuori con dei bellissimi colori tra ricami e tappeti. Dentro se ti va bene in quelle più raffinate ti puoi trovare anche un letto o un materasso oppure praticamente nulla. Se poi dall’interno alzi lo sguardo, scoprirai che la punta del tetto ( 6 barre incrociate di legno rosso ) sono anche il simbolo del paese ed emblema raffigurato sulla bandiera nazionale. Un altro simbolo della vita nomade è sicuramente poi il cavallo. Cavalli everywhere, in strada, nelle grandi vallate della steppa, al galoppo sui dolci pendii, insomma il cavallo è utilizzato da tutti, adulti e bambini, un po’ come  noi occidentali utilizziamo la bici! Oltre ai già citati cavalli, pecore, capre, mucche, yak, marmotte ed acquile completano il panorama della fauna del Khirghizistan e proprio riguardo al loro rapporto con gli animali, ci sarà da raccontare più avanti nel dettaglio anche i loro “giochi nomadi”, davvero tradizionali e a volte parecchio inusuali e crudi!20190731_181747-min
  • CONTAINER: Anche questo sarà un elemento onnipresente in tutto il paese. Container blu, verdi o semplicemente bianchi e all’interno negozietti, “uffici”, case…insomma un utilizzo a 360° per questi contenitori merci che noi siamo abituati a vedere sulle grande navi o su camion in fase di trasporto, ecco invece qui hanno ruolo più statico e hanno creato proprio grazie a questi container piccoli villaggi oppure in maniera molto caratteristica hanno formato la struttura portante di tutti i principali bazaar del paese.20190729_162552-min

Ce ne sarebbero ancora tante da raccontare e sicuramente ci sarà modo di condivederle durante il racconto di viaggio, ma in generale già questi punti dovrebbero far capire che visitare il Kyrgyzstan significa fare un viaggio di scoperta, dove bisogna adattarsi a quel poco che c’è convivendo con un popolo gentile ed ospitale scoprendo le loro abitudini e loro antiche tradizioni nonostante la comunicazione non sia sempre facile. É davvero un gran viaggio che di seguito racconterò man mano ripercorrendo per tappe il nostro itinerario per rivivere questa avventura e questa esperenzia meravigliosa, grazie Khirghy…o meglio Ragmath Kyrgyzstan!

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photo by Marta Martinelli

KHIRG….CHEEEE??!! VIAAA SI PARTE! ALLA SCOPERTA DI KHIRGHIZISTAN E UZBEKISTAN!!

Kyrgyzstan una delle parole che contiene più consonanti (Khirhizistan il nome in italiano, Kyrgyzstan è il nome internazionale ) e uno dei tanti paesi che finiscono per “stan”, le vecchie repubbliche sovietiche che nel 1991 dopo il crollo dell’impero sovietico sono diventate indipendenti. Imparare a scrivere correttamente il suo nome ed a pronunciarlo nel modo corretto è il primo obiettivo di questo viaggio! Bisogna prendere e far girare il mappamondo e puntare il dito verso l’Asia Centrale per avere la prova che davvero esistono e capire  dove sono esattamente. Dunque una destinazione insolita, poco turistica e ed è infatti per questo che c’è tanta curiosità e voglia di scoperta e di avventura.

Questo viaggio di esplorazione nasce infatti un po’ cosi per caso. Dopo aver letto qualche racconto e visto qualche immagine una sera propongo a Marta: “e se questa estate andassimo in Khirghizistan?” e lei “Khirg…cheee??” con faccia di stupore e sorpresa…poi ragionandoci su e recuperando man mano informazioni ed opinioni ci convinciamo sulla destinazione ed in poco tempo eccoci su SkyScanner a cliccare “Prenota questo Volo”.

Durante la fase di pianificazione vediamo che è fattibile aggiungere anche qualche giorno in Uzbekistan, un’altra repubblica “stan” e destinazione già un pochino più nota a livello turistico e famosa soprattutto per la Via Della Seta e per Samarcanda. É dunque deciso: volo di andata a Biskek, capitale Chirghisa, e volo di ritorno da Tashkent, capitale Uzbeka. A tavolino iniziamo a reperire informazioni, disegnare itinerari, a segnare città, contatti utili, posti da vedere e luoghi da non perdere cercando di capire come muoverci ottimizzando come sempre costi e tempistiche. Insomma nel mezzo speriamo dunque in un gran bel viaggio. Un viaggio appunto alternativo, autentico, alla ricerca di vere esperienze e di pura avventura.

Ci aspettano prima le montagne, i luoghi ed i paesaggi sperduti con le tradizioni locali del Khirghizistan e poi proseguiremo il viaggio in Uzbekistan lungo la Via della Seta sulle tracce storiche di Marco Polo, Alessandro Magno, Tamerlano e Gengis Khan tra le ricchezze di queste antiche città. Ormai ci siamo, zaino in spalla e viaaa pronti per partire alla scoperta dell’Asia Centrale!

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GIORDANIA, un gran viaggio on the road alla scoperta di Petra e di molto altro!

Giordania non vuol dire solo Petra, Petra non vuol dire solo “il Tesoro” o “Al Khazneh”, c’è molto di più che davvero merita di essere scoperto ed esplorato fino in fondo. Un viaggio in questo paese regala tantissime emozioni. Emozioni di stupore, avventura e ovviamente meraviglia.

Dal Mar Rosso alla bellezza e purezza delle dune rosse e delle levigate rocce del Deserto del Wadi Rum. Si passa poi alle spiagge ed alle acque salatissime del Mar Morto, si risale repentinamente dai -400m ai circa +1000m e si ritorna sopra il livello del mare superando sorgente termali tra cascate e pozze naturali con temperature dell’acqua di 50° e poi tra le voragini di queste gigantesche montagne si creano suggestivi canyon tutti da percorrere e scoprire. Poi concludere la visita in antiche città romane perfettamente conservate e dai mosaici brillanti. Questo solo per dare un assaggio e qualche frammento di viaggio per capire cosa vuol dire viaggiare in Giordania senza ovviamente citare lei…la Meraviglia…l’antica città di Petra.

All’inizio ho detto “emozioni” e cosi la mente ritorna in viaggio subito ripercorrendo i tanti km fatti guidando lungo le strade giordane a bordo di una (tamarrissima) Mitsubishi Lancer con alettone posteriore e soprattutto rivivendo momenti ed istanti molto intensi che rimarranno impressi davvero a lungo.

La curiosità e lo stupore nel percorrere il Siq che con le sue rocce ondulate disegna un percorso magico facendoti sentire un avventuroso Indiana Jones prima di meravigliarsi alla prima veduta del Tesoro che sbuca tra le prime luci del sole che filtrano tra queste pareti, la fatica arrampicandosi lungo tantissimi gradini scavati nella montagna e la gioia poi nell’ammirare il tempio dall’alto da diverse prospettive ( e probabilmente questo non è neanche il più bello tra tutte le rovine dell’immensa città di Petra…la Tomba della Seta, il Monastero e tanti altri anche senza nome, ma che ti lasciano a bocca aperta), e poi ancora la particolarità e l’atmosfera di percorrere la stessa strada di notte, con una luna piena a tratti quasi abbagliante e le candeline flebili ad illuminare la via…c’è poi l’emozione ed il divertimento nel galleggiare nel Mar Morto e di togliersi lo sfizio di “fare il morto” nel mar Morto appunto…sentirsi un imperatore al cospetto di tanti templi e percorrere strade colonnate rituffandosi nell’ epoca romana facendo risuonare la propria voce e qualche applauso in platea di uno dei bellissimi teatri mantenuti ancora in uno stato di conservazione pazzesca….chiudere gli occhi e riaprirli immaginandosi nuovamente davanti all’ immensità e alla particolarità del deserto del Wadi Rum, una bellezza sorprendente da vivere dall’alba al tramonto. La mente scorre poi e svaria nel territorio giordano rivivendo una divertente ed autentica cooking experience con donne locali di un villaggio sperduto e poi ricorda sapori e tentazioni dello street food giordano…un po’ di tutto ma soprattutto hummus a colazione, hummus a pranzo ed indovina cosa c’è a cena?!

Nelle prossime pagine racconterò nel dettaglio l’itinerario di questo bellissimo viaggio alla scoperta di questo paese, nel frattempo la chiusura di questa introduzione spetta alla frase tipica che ogni persona locale ti rivolge appena ti vede ed in risposta a qualsiasi domanda….”Welcome to Jordan!!”

Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo. (Tiziano Terzani)

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LADAKH, alla scoperta del piccolo Tibet!

Sette anni in TIBET?? No dai un po’ troppi….però 15gg nel Tibet indiano perchè no!!??

É suggestivo riguardare in questi giorni la famosa pellicola del 1997 con Brad Pitt protagonista, soprattutto se si ha in mano un biglietto aereo con destinazione finale LEH, cuore del Ladakh. Non può che partire cosi questa nuova avventura verso questa remota regione indiana. Molte persone quando dico che vado in Ladakh fanno una faccia storta e tentennano cercando di geolocalizzare questa parola che in effetti non è una destinazione nota al turismo commerciale. Siamo dunque nell’estremo Nord dell’India nello stato JAMMU e KASHMIR tra Pakistan e Tibet (Cina). Questa regione è nascosta lungo la valle del fiume Indo, racchiusa tra le catene montuose del Karakorum e dell’Himalaya ed è proprio qui il fascino  di questa zona, soprattutto per gli amanti della montagna e della natura incontaminata.

Un posto dove apparentemente non c’è niente di particolare da vedere o da fare, ed anche per questo mi affascina un viaggio di questo tipo dato anche il legame che ho instaurato verso il continente indiano dopo un periodo di vita trascorso nell ‘Incredible India’! Questa zona allora non era rientrata nelle mete da esplorare ed è ora giunto il momento di tornare, e tornare in ottima compagnia. Sarà completamente un’altra India visto che questo “piccolo TIBET” è da sempre abitato da pastori nomadi che facevano dell’agricoltura la unica ragione di vita e di sopravvivenza percorrendo le alte vie montagnose dell’Himalaya. Qui prevale la religione buddhista di scuola tibetana e sarà dunque interessante cercare di entrare in contatto con la spiritualità e scoprendo la vita delle persone locali sparse qua e là in questo territorio di difficile accesso. Principalmete sarà un viaggio con base operativa LEH e da li ci sarà modo di affrontare varie escursioni a monasteri, laghi, remoti villaggi locali e ovviamente montagne. Poi per non far mancare davvero nulla a questa avventura, un bel trekking di cinque/sei giorni sarà una bella sfida da affrontare soprattutto per l’altitudine visto che si oltrepasserà quota 5000m!

Ultimamente sto riscoprendo il piacere della montagna e della bellezza della natura; la fatica e poi la soddisfazione che ripagano tutti gli sforzi che corpo e testa affrontano per conquistare una cima, raggiungere una vallata nascosta con uno spettacolare lago da colori ammalianti, osservare da vicino una cascata e la potenza dell’acqua che ne scaturisce, incontrare qualche animale lungo il tragitto oppure semplicemente contemplare un bel panorama mai visto o visto da un punto di vista diverso ed in generale godere del sentiero percorso. Insomma un viaggio in Ladakh  vuole essere anche una ricerca della pura essenza di tutto questo e ormai non ci resta che partire. Lo zaino è ormai preparato, le gambe sono allenate, la testa sgombra dalla normale routine e gli occhi carichi a mille pronti a meravigliarsi ancora ed ancora…

Scalare non serve a conquistare le montagne; le montagne restano immobili,

siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi
(Royal Robbins)

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IO CORRO in SU…poi vediamo!

Salire. Scalare la vetta. Raggiungere la cima…o banalmente e forse anche grammaticalmente in modo non corretto “correre in su”… Differenti modi per dire e per descrivere un istante, un lasso di tempo molto breve che significa spesso sensazione di libertà, raggiungimento di un obiettivo o di un traguardo, vincere una sfida, il sentirsi appagato e realizzato dopo tanta fatica, dolori, problemi e difficoltà in generale.  Sto cercando di descrivere e trasmettere ciò che si prova in quel preciso momento quando ci si trova su di un picco di una montagna o alla fine di un difficile e duro percorso affrontato e superato. È li che ti realizzi e ti godi questo momento, magari ammirando un bel panorama a 360° intorno a noi, osservando il mondo da un’altra prospettiva e guardando in giù sia con lo sguardo sia con la mente ripercorrendo con la testa tutta la strada fatta sino a questo momento. Che sia un bel trekking, una corsa in montagna, una gara di trail running, una sky marathon o altre mille discipline annesse e connesse credo che alla  fine quell’istante e quei momenti si possano assomigliare e capire allo stesso modo.

Io corro in su. Parto semplicemente da questo semplice presupposto che mi ha sempre accompagnato e che spesso utilizzo nella vita di tutti i giorni quando di fronte ad un bivio, ad una scelta, ad un cambiamento…ho sempre pensato che spesso bisogna prendere la strada che appare più difficile, quella che non vedi bene dove va a finire, quella che solitamente è in salita appunto e che ci obbliga ad andare in su sudando e faticando per arrivare alla fine! Superare le difficoltà di questa strada e raggiungere quel traguardo che magari all’inizio sembra impossibile, ma che piano piano, passo dopo passo, possiamo raggiungere lassù in cima. Grinta, determinazione, allenamento, impegno e dedizione sono fattori che credo aumentino la soddisfazione finale che si percepisce in quegli attimi e in quelle sensazioni che ripagano tutta la fatica che ci ha portato al raggiungimento di questo risultato.

Per fare alcuni esempi recenti a livello personale penso alla mitica e sfidante Proai Golem sopra il Lago d’Iseo, al panoramico e suggestivo BVG Trail sul Lago di Garda, alla leggendaria ed infinita 100km del Passatore, alla scalata notturna più sunrise dalla cima dei 3700m del Vulcano Rinjani in Indonesia dopo tre giorni di trekking, scorgere all’alba dopo una bella scarpinata la Meraviglia del Macchu Picchu in Perù, toccare quota 5200 sul Cerro Colorado sempre in Perù oppure all’avvincente climbing dei Pinnacles in Malesia con un percorso di “soli” 2,4km con 1200m di dislivello positivo. Poi penso a quest’ultima sfida vinta sulle Dolomiti: una SkyMarathon di 42km con 3000m di dislivello nel simbolo delle Dolomiti…le mitiche Tre Cime di Lavaredo!

Già quest’ultima sfida (accantonata per un anno a causa di un infortunio) ha riacceso in me la voglia di trasmettere e condividere nero su bianco quello che si sente dentro nel raggiungere questo traguardo. A volte deve passare qualche giorno per assimilare l’adrenalina e per renderti conto che a livello personale hai fatto un’impresa piccola o grande che sia; spesso molta gente ti crede pazzo solo al pensiero, ma questo a volte fa parte del gioco e personalmente mi trasmette anche una carica maggiore per affrontare una nuova sfida. Quindi eccoci qui a raccontare da “Finisher” questa esperienza dolomitica! Un’esperienza con la E maiuscola perché oltre alla distanza ed al dislivello (considerando anche l’altitudine media del percorso sopra i 2000m) questa volta si è messo di mezzo anche il maltempo che senza tregua dalla notte precedente della gara ha oscurato la vallata e le montagne e ci ha accompagnati gelosamente per tutta la giornata regalando un tracciato bagnato, fangoso, scivoloso e soprattutto “freddoloso”.

Dopo 7h e 30m taglio il traguardo soddisfatto, felice e libero appunto. Voglio però rivivere il mio racconto partendo dal 23°km diciamo dall’intermedio di metà gara al rif.Auronzo a 2400m, dopo circa 4h dalla partenza: fa freddo, sono bagnato dalla testa ai piedi ed ho le mani quasi congelate. Non sento bene la sensibilità alle dita e faccio fatica ad afferrare i pezzettini di cibo al ristoro, tengo tra le mani il thè bollente ma quasi  non sento neanche il calore…la gentile signora del ristoro prende una coperta ed inizia  a sfregarmi le mani che piano piano riprendono un minimo il loro funzionamento. Mangio e bevo qualcosa di caldo ed entro nel bivacco per cambiarmi gli indumenti fradici addosso (il k-way ha funzionato il giusto, ma la pioggia incessante mi ha fatto bagnare anche gli strati sotto sino alla termica a contatto con la pelle…ho difficoltà notevoli nei gesti abituali come togliermi i guantini (troppo leggeri in questa occasione), i vestiti e slacciarmi lo zainetto. Un altro runner infreddolito mi aiuta e pian piano la temperatura corporea aumenta. Mi rivesto con indumenti a nuovo belli asciutti perché saggiamente ben imbustati nella  plastica ed infilo quelli fradici negli stessi sacchetti prima di infilarli nuovamente nello zainetto. Mi sento meglio e quindi via si va. Esco dal bivacco fuori al freddo e di colpo mi trema tutto di nuovo in maniera inaspettata…un forte tremolio alle gambe…decido di bere nuovamente un bel bicchiere di brodo caldo e mangiare ancora qualcosina…nel frattempo vedo qualche compagno di avventura che si ritira ( è l’ultimo punto assistito dall’organizzazione per poter rientrare con i loro mezzi e ritirarsi dalla gara )…mancano altri 19km circa che su queste montagne e con questo tempaccio significa ancora circa 3-4h di gara…Fabio, il mio compagno di avventura è già ripartito da un bel pezzo ed il pensiero del ritiro mi sfiora…ma con una gamba prima e poi l’altra si riparte di passo leggero e poi si riprende a corricchiare appena il sentiero spiana…le gambe riprendono a girare ed i vestiti per il momento asciutti  sono una bella manna dal cielo…dai si va!…il rif.Locatelli non è lontano e le sagome delle Tre Cime che solo si intravedono alla base scrutando nelle nubi danno forza per riprendere quello che si era iniziato…passo dopo passo, con piccoli traguardi nella testa da raggiungere prima di arrivare a quel momento, quell’ultimo rettilineo bagnato a bordo del lago di Misurina che sembra una bella passerella finale…è fatta ormai…ancora pochi metri….li c’è qualcuno che mi aspetta e le ultime forze per uno sprint arrivano…poi il traguardo…FINISHER!!! Medaglia al collo…foto di rito…e soddisfazione, libertà, orgoglio, ed in generale una sensazione impagabile nell’essere li ed avercela fatta con le proprie forze, superando le difficoltà e le avversità!

Non mollare mai anche quando la strada si fa davvero dura…crederci fino in fondo per raggiungere questa sensazione bellissima per avercela fatta con le proprie gambe e la propria testa soprattutto….quindi che ce ne siano altre di queste belle pazzie, quindi continuiamo a “correre in su” nello sport e nella vita….poi vediamo!

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