Autore archivio: raz85

COSTA RICA…Pura Vida!!

COSTA RICA….Pura Vida!!

Si parte da queste due parole per descrivere questo paese, e come non fare altrimenti! PURA VIDA non è solo una frase che tutti ripetono per qualsiasi cosa e che si utilizza in tantissime circostanze…un saluto di benvenuto, un arrivederci, un grazie, un brindisi, un in bocca al lupo o semplicemente appunto un Pura Vida…senza traduzione! Lo trovi scritto e lo senti ovunque ed è infatti più uno stato d’essere e uno stile di vita dei costaricensi ( non costaricani!) ed infatti è assai contagioso per tutte le persone in viaggio ed in visita in Costa Rica! La vita qui se la godono e qualcuno lo classifica come un paese tra i più felici del mondo ( bisognerebbe poi vedere bene i parametri e gli aspetti che caratterizzano questi indicatori per poi confrontarli con altri paesi). Comunque dopo averlo visitato posso confermare la simpatia dei “ticos” (come vengono chiamati qua gli abitanti del paese) e la leggerezza nell’affrontare la vita con il sorriso appunto nel “mood” Pura Vida!

A livello personale ci sono poi aspetti di questo paese che un po’ mi hanno deluso, o meglio hanno disatteso alcune mie aspettative, seppur mantenendo un giudizio complessivo di viaggio molto positivo! Prima di tutto lo definirei uno stato troppo “americanizzato”…una casa per vacanze degli americani che l’hanno trasformata in una piccola California come qualcuno la definisce portando sia il bene e sia tutto il male purtroppo che un paese come gli USA si trascina con sè, come la eccessiva globalizzazione che produce effetti negativi a cascata….generale rialzo dei prezzi, gestione turistica di siti locali, cultura “yankee” e modernismo sfrenato ecc ecc.

A parte questa posizione di parte, il Costa Rica è pura avventura, molto jungle con la sua natura selvaggia a fare da padrona. Un meteo sempre variabile e bizzarro con dei contesti climatici molto diversi nonostante il paese sia piccolo ed è facile passare alla costa dell’Oceano Atlantico a quella dell’Oceano Pacifico attraversando nel mezzo gli altipiani e le montagne impreziositi dalla foresta pluviale e foresta nebulare!

Un viaggio divertente, un vero viaggio on the road di due settimane goduto a pieno attraversando il paese in lungo e in largo per circa 2500km a bordo di una brutta, ma affidabile Suzuki Swift che non ci ha mai deluso affrontando mille avversità e portandoci sempre a destino sino alla meta finale! La compagnia e le persone conosciute lungo il tragitto sono sempre parte fondamentale del viaggio ed infatti che risate e che avventure con i compagni di viaggio fidati Rocco e Igor ai quali si è aggiunta la new entry Ricky che si è mostrato all’altezza e si è inserito benissimo nel rodato trio di viaggio ‘Banana Pancake’!

Nelle prossime pagine sfoglieremo questo viaggio nei dettagli seguendo l’itinerario di due settimane da noi stilato e seguito bene sino alla fine nonostante le tantissime variazioni all’interno che abbiamo dovuto affrontare per ottimizzare al meglio il tempo e le tappe prescelte in base al meteo impazzito di questo paese. La bellezza del viaggio fai-da-te e l’avventura fa proprio parte del gioco e quindi anche se al momento molte cose non si riescono a godere al 100%, poi con il passare del tempo alcune situazioni e contesti diventano ottimi ricordi e situazioni epiche che riempiono e danno valore al viaggio.

Tra l’altro questo viaggio visto le premesse non era neanche programmato o per dirlo alla buona ‘non s’ha da fare’ per svariati motivi, ma che per strani destini ci ha riunito e che davvero last-minute ci ha fatto vivere questa bellissima avventura che parte dalla centrale capitale di San Jose, si muove verso la costa Atlantica con il Tortuguero per poi accentrarsi nella piovosa e montuosa zona centrale dell’Arenal, si spinge poi verso la costa Pacifica per godere e scoprire delle spiagge della penisola di Nicoya ed infine ridiscende a sud lungo la costa per addentrarci nella remota jungla del parco nazionale del Corcovado prima di rientrare all’interno verso la capitale. Buon viaggio e sempre PURA VIDA!

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Muchas gracias Perù y Bolivia!

 Perù y Bolivia, Bolivia y Perù! Un viaggio tanto atteso e sognato. Ora sono qui a raccontarlo con il sorriso e le emozioni ancora vive e forti dentro di me. Sono felice perché è stato un grandissimo viaggio nel vero senso della parola e quindi nessuna faccia triste perché è finito, anzi le parole e le foto aiutano a non smettere mai di viaggiare e poi quando si riesce a fare tutto e di più vivendolo al 100% il viaggio perfetto diventa circolare: la gioia della partenza, la gioia del ritorno.

Nessun volo interno e tanti km macinati in queste terre aride, osservando ed esplorando le Ande ad un’altitudine media di 3000-4000m. Due destinazioni diverse tra loro ma al tempo stesso emozionanti ed avvincenti. Dalle coste del ricco e turistico Perù agli altipiani andini della povera e selvaggia Bolivia. Meglio uno o l’altro? Faccio fatica a rispondere ed in realtà non vorrei neanche rispondere, perché mi risulta sempre difficile paragonare viaggi di paesi diversi. E’ una domanda che i locali spesso ti fanno creando una simpatica e amichevole rivalità tra i due stati confinanti spesso uniti negli itinerari turistici dal maestoso lago Titicaca!

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I luoghi impressi nella testa sono tanti e le persone e le avventure trascorse ancora di più. Come si fa a non partire dal Perù dalla meraviglia del Macchu Picchu ( che non ha deluso le tante aspettative!), passando poi dal cibo del Perù ( orgoglio nazionale), poi le risate e l’adrenalina durante dune-buggy e sandboarding nel deserto ad Huacachina, la grigia e cupa Lima, le otarie e i milioni di uccelli delle isole Ballestas e indelebile nella mia testa la fatica e la determinazione per raggiungere il Cerro Colorado ed osservare dalla cima dei 5200m le Rainbow Mountains sotto una bufera di neve! Questo è un piccolo riassunto del Perù. Poi attraversando poi il lago navigabile più alto al mondo eccoci in Bolivia a scoprire le acque blu e sfumate del lago Titicaca, la hermosa e magica Isla del Sol dove cielo, acqua, Sole e Luna si incontrano dello stesso campo visivo in un turbinio di colori tra lama ed alpaca liberi al pascolo. L’arrivo e lo stupore per le costruzioni delle case di La Paz e la visione notturna di questo “presepio” a 360°. Poi la natura selvaggia degli altipiani andini iniziando dal lunare e mistico Salar de Uyuni, luogo unico al mondo dal bianco accecante e dai colori pazzeschi durante sunrise e sunset, o meglio amanecer y aterdercer. Su e giù sballonzolati poi lungo le distese sconfinate e sabbiose dei deserti vulcanici  con queste immense lagune ricche di sale e minerali che generano le più svariate sfumature e contrasti di colori a cui si uniscono gli eleganti fenicotteri rosa e gli onnipresenti lama ed alpaca….e poi dulcis in fundo come ciliegina sulla torta per il giorno finale: la discesa avvincente affrontando la voluta e temuta Carrettera De La Muerte…(come recita la maglietta da finisher: “I survived to the world most Dangerous road!”).

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Molto bello a livello personale rimane il tanto spagnolo parlato e scritto ed infatti essere questa volta un “Mochillero” anziché un Backpacker, ovviamente con lo stesso significato che contraddistingue questi viaggi zaino in spalla all’avventura. La sinergia con Rocco e Igor, ottimi compagni di viaggio del trio “Banana Pancake” fondato l’anno precedente in Indonesia, poi tutti i viaggiatori conosciuti lungo la strada ( dai francesi de l’ Uyuni: Martin, Pablo e Delphine proseguendo con Darren e Jasmine, il mitico Patricio, il tio chileno del Macchu Picchu e Lao, detto il Chino, poi Fabi la Flor che ci ha ospitato all’arrivo a Lima e i personaggi locali peruviani e boliviani che hanno contribuito a costruire queste emozioni e ricordi di viaggio: dai peruani Rosario, Freddy, Edwin, Bernardo finendo con i bolivares Marcelo, CLeto, Luiz, dona Florencia, Damian e tutti gli altri incontrati lungo il cammino!

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Insomma un gran bel viaggio, intenso e duro fisicamente per l’altitudine, il clima sbarazzino con giornate calde e gelide nottate, le grandi camminate e i problemi di stomaco e caviglia! Poi i lunghi transfer notturni via terrestre (5 notti sul bus mediamente per 10-18ore) per un’avventura tutta on the road che non ha davvero deluso le tante aspettative iniziali di viaggio e anzi mi ha meravigliato e fatto riscoprire ancora una volta il piacere di viaggiare, vivere e conoscere! …explore, dream, discover…siempre!

“Vive haciendo lo que amas, Ama aquello de lo que vives”

PERU’ y BOLIVIA Project!

Perù y Bolivia project

Ci siamo. Si riparte per un nuovo viaggio e come sempre il mix di emozioni è vario e molto intenso. Le senti tutte nello stomaco e tradurle in parole è compito difficile.

Un nuovo viaggio mi riaccende e mi fa sentire vivo. Serve poi anche per staccare, staccare da tutto. Lontano dagli occhi che giornalmente osservano la tua quotidianità, ma anche dagli affetti, dalla famiglia, dagli amici, dai compagni e colleghi che la riempiono. Lontano dai luoghi che i nostri occhi guardano ogni giorno, dalle strade che le nostre suole ogni giorno calpestano.
Una fuga dal mostro della normalità, della routine, quello che uccide la nostra creatività e la nostra spontaneità nei rapporti umani.

La destinazione quest’estate è il Sud America, e FINALMENTE oserei dire! Da tanti anni nel mirino e poi per svariate ragioni (fra tutte quella economica) avevo sempre indirizzato la bussola verso la mia amata Asia che questa volta abbandono, solo per il momento, per spingermi verso Ovest e varcare l’Oceano Atlantico fino ad ora mai scoperto dai miei occhi. Si parte dal Perù e si termina in Bolivia sempre con lo stesso spirito di viaggio che adoro e quindi zaino in spalla e via all’avventura.

Il progetto di andare in Sud America mi permette di avvicinarmi e barrare qualche “linea” della mia lista delle 100 cose da fare come per esempio ( ‘visitare le 7 Meraviglie del mondo moderno’ oppure il ‘mettere piede su ogni continente’ o ‘fare un trekking sino al Macchu Picchu’). Magari sembrerà una sciocchezza e sicuramente ci sono cose ovvie e banali, ma scrivere dei desideri e degli obiettivi su un muro, su un pezzo di carta o ovunque sia visibile credo aiuti a rimanere concentrati e consente di continuare a sognare e quindi realizzare i propri desideri.

I compagni di viaggio questo giro saranno nuovamente Igor e Rocco, conosciuti casualmente la scorsa estate in Indonesia e con i quali ho condiviso parte del viaggio dell’anno scorso sino a trovare ottima sintonia formando il gruppo “Banana Pancake” che quest’anno si ritroverà ed è pronto a scoprire ed esplorare il Sud America. Siamo pronti e carichi, un bel volo Milano-Madrid-Miami-Lima ci aspetta, poi da li si parlerà spagnolo per incontrare e conoscere persone del posto e per far parte della cultura peruviana e boliviana…insomma tutto è pronto…Vamos!!!!20160804_190511

Mollare tutto non significa rinunciare, ma andare avanti; cambiare direzione non perché qualcosa non va d’accordo con voi, bensì perché voi non andate d’accordo con qualcosa…Mollare qualcosa, che sia un lavoro o un’abitudine, significa svoltare e accertarsi di essere ancora in cammino verso i propri sogni”

Il mio PASSATORE 100km….CE L’HO FATTA!!!

Faenza, ore 04.20. Vedo quel maledetto arco gonfiabile rosso nella piazza del popolo, E’ ancora notte e dopo 13h20m sto arrivando a Faenza (al traguardo sarò 758° su 2800 iscritti di cui 2000 arrivati al traguardo, 22° di categoria). Gli ultimi 5km sono sanciti dai cartelli 96,97,98,99 ed è in questo momento che realizzo definitivamente che ce l’ho fatta, sto completando il mio primo Passatore, i miei primi 100km! Già…che roba, che emozione, che esperienza e che sofferenza soprattutto! Il pensiero immediato è “basta”, “non lo farò mai più” , penso solo che sto terminando tanta sofferenza e tanta fatica. Ora dopo qualche giorno realizzo che ho compiuto un’impresa a livello personale davvero notevole e raggiunto un obiettivo impensabile fino a poco tempo fa superando questa sfida con me stesso. La medaglia, il diploma, le tre bottiglie di vino e la gloria me le sono meritate, il mio primo Passatore l’ho portato a casa.

Non è una passeggiata, non è una corsa normale, non è paragonabile neanche ad una maratona. Questa gara è un viaggio, un’esperienza difficile da raccontare per chi ne è fuori e non ha mai partecipato. E’ un susseguirsi di emozioni differenti e una questione oltre che fisica, soprattutto mentale e psicologica, questione di testa e cuore.

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Breve cronaca di gara.

Ore 15 si parte da piazza della Signoria a Firenze e la colonnina del termometro segna 33°, inizia la sfida! Dopo la foto di rito con gli altri tre compagni di avventura (Mattia, Maurizio e Roberto) si parte. I primi km sono accompagnati da tanto pubblico e appena si esce dall’affascinante centro storico la strada inizia a salire verso Fiesole e lungo il percorso si inizia a cercare fontanine e ci si innaffia con le canne dell’acqua di qualche abitazione. Fa caldo, molto caldo. I ristori ogni 5km sono visti come piccole ancore di salvezza e pause rinfrescanti oltre che rifocillanti. Bevo tanto e mangio subito sempre qualcosa. Corro in autonomia senza supporti fianco fianco con Mattia, il mio fido compagno di corsa ed esordiente come me, proseguiamo cercando di gestire questi “primi” km rallentando anche quando si potrebbe spingere un po’ di più…”è ancora lunga ci ripetiamo a vicenda”, a volte si fa il calcolo di quanti km mancano, ma è solo che deprimente all’inizio ( siamo circa al 20° e ce ne mancano 80!). Arriviamo a Borgo S.Lorenzo (32°km) ed un bagno di folla ti carica all’entrata del paese. Ci sorpassa Adamo Romele, “ragazzino” di Darfo della Val Camonica che all’alba dei suoi 70anni sta correndo il suo 5°Passatore con il supporto del figlio in bicicletta fianco a fianco e della moglie che lo segue in macchina…che rispetto. Dopo la bella salita tra i colli verso Fiesole, ora inizia la temuta salita sino al 48°km in cima al Passo Colla – 913m ( nota per l’organizzazione: troppe macchine sulla strada!). Percorriamo questi 15km di salita in modo cauto alternando la camminata alla corsa, soprattutto sui ripidi tornanti del passo. Il sole è ormai tramontato e arriviamo in cima al 50°km prima delle 21 ( stiamo andando molto bene a livello cronometrico, ma non è quello che ci interessa, l’obiettivo è arrivare al traguardo finale e stop). Qui al pit-stop per cambio indumenti troviamo Maurizio che ci comunica il suo ritiro per una contrattura ( peccato, lui ha tranquillamente nelle gambe tempi da top50). Banchetto per bene al ristoro e ora con maglia termica e zainetto si prosegue a capofitto nei primi km di discesa notturna con lampada frontale. Meglio sempre essere conservativi e non esagerare anche quando la strada spiana, le gambe poi non perdonano. Al 60° la strada diventa di nuovo pianeggiante e qui inizio ad avere le mie prime difficoltà: mi sento lo stomaco un po’ chiuso e non riesco a bere/mangiare come vorrei. Ci riprende e sorpassa l’esperto Roberto che prosegue di buon passo verso Marradi. Siamo ora tra il 65° e il 70° e qui ho il mio momento peggiore…non riesco bene a digerire ed inizio ad avere un po’ di svarioni alla testa con sensazioni di vomito e nausea. Cosi cammino frequentemente per alcuni tratti e il pensiero di non farcela si fa insistente. Resisto sino al 75°km e li mi dopo essermi anche “scaricato” fisicamente a bordo strada entro nel centro medico. Sembra Pearl Harbour dopo l’attacco dei giapponesi: tanti lettini di emergenza allestiti e persone distese semi-coperte oppure con flebo. Non troppo rassicurante il momento. Mi provano la pressione ed è tutto sommato ok, poi mi distendo 5minuti sulla brandina sorseggiando acqua. Mattia mi sta ancora attendendo e poco dopo gli faccio un cenno di essere OK e che voglio proseguire. Ripartiamo in modo tranquillo senza forzare e dopo poco riesco a digerire quanto appena mangiato e mi sembra di sentirmi meglio…proseguo e riprendo un po’ le forze, la concentrazione e la determinazione…daje! Ci incitiamo a vicenda e mancano adesso “solo” 20km. Il problema di stomaco sembra essere superato, ma le gambe ed i piedi ora proprio sono al limite e ci tariamo ormai sempre al piccolo traguardo successivo sancito dai ristori che sembrano lontani anni luce in quei momenti ( eh si che 5km di solito sono la corsetta base che scorre via via liscia senza accorgersene). Incrociamo ancora il mitico Adamo e ci sorpassiamo a vicenda ( alla fine lui chiuderà sotto le 13ore!!!). Ecco un altro ristoro. Si mangia, si beve e si cammina i metri subito successivi. Si corricchia con il gonfiore dei piedi che vorrebbero uscire dalle scarpe e cosi arriviamo ad una svolta psicologica fondamentale…il km 90. Cazz ora si che possiamo fare il ragionamento al contrario: mancano 10km, daje! Pausa, ci sediamo un attimo, mangiamo, beviamo, pomata ai piedi e via pian piano verso la meta finale, anzi verso il prossimo ristoro che è sempre più lontano ma finalmente arriva….e ora siamo a -5. Il resto sono solo emozioni descritte all’inizio del racconto. Non resta che sfogarci e urlare CENTO…CENTO…CENTO!!! Ce l’ho fatta, ce l’abbiamo fatta…il Passatore è conquistato!

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CENTO….CENTO….CENTO!!!!

Cosi il pubblico aizzava il programma OK IL PREZZO è GIUSTO di Iva Zanicchi quando la ruota della fortuna girava…e cosi mi ritrovo ad aizzare me stesso per questa nuova sfida sportiva che mi sono posto e che sto per affrontare per raggiungere questo obiettivo. Già, sto parlando di correre 100km o meglio partecipare e arrivare al traguardo della mitica gara di corsa del Passatore, la 100 del Passatore appunto!

O le cose si fanno bene o non si fanno e quindi perché non scegliere la cifra tonda per eccellenza partecipando alla la corsa del Passatore; la più famosa e la più conosciuta in Italia e per i più esperti la più bella del mondo per questo genere di distanza e tipo di gara. E’ una grande sfida con me stesso innanzitutto, nessuno mi ha costretto, anzi mi sono iscritto di mia spontanea volontà (per lo più in un momento di lucidità, in modo razionale e quindi ora no excuses!). Il primo passo è stato iscriversi, ora non rimangono che farne altri, anzi saranno tanti altri passi per correre e terminare la gara in modo da raggiungere questo sfidante obiettivo.

Perchè lo fai? Sei matto? 100? Tu sei fuori… finora ho raccolto questi feedback quando ho rivelato di volere affrontare questa sfida e direi che non posso che dar ragione alla gente e sembrare un pazzo. Per lo più si corre dal pomeriggio fino alla notte o meglio la mattina della domenica e per lo più oltre alla lunga distanza bisogna pure attraversare l’appennino con due belle salitone sino a toccare quota 913m! Poi se penso che altri 2500 pazzi lo faranno e che quindi anche a loro la maggior parte della gente avrà espresso le stesse domande forse forse posso ribaltare la frittata e rispondere con un “perchè non farlo?” “perchè non provarci?” “e se i veri matti siete voi?” Mah forse la risposta perfetta e la domanda giusta non c’è e non esiste, esiste solo questa gara e questo grande significato che scuote qualcosa di profondo e arricchisce le persone che partecipano a questo evento. Come per la mia prima Maratona l’importante è divertirsi in questa esperienza e questo viaggio da Firenze a Faenza e raggiungere il traguardo senza prefissarsi obiettivi cronometrici o di ritmo. Qui non importa, sarà quel che sarà e come per la distanza regina della corsa più che le gambe servirà testa e cuore ( come dicevo alla vigilia della mia prima Maratona: quando-la-testa-corre-piu-forte-delle-gambe). Non bisogna mollare, bisogna arrivare al traguardo finale e centrare l’obiettivo….anche strisciando!

Diamo il giusto tributo e significato di questa corsa riportando un po’ di storia di questo evento:

«Corri corri, del Passatore, la cento chilometri, fatti onore», canta l’inno della corsa intitolata al famoso bandito romagnolo che dal 1973 si tiene l’ultimo sabato dimaggio. Cento chilometri con partenza il 28 maggio alle ore 15 da via dei Calzaiuoli a Firenze ed arrivo entro le 11 del giorno dopo in piazza del Popolo a Faenza, in provincia di Ravenna. Cento chilometri fra Toscana e Romagna,da percorrere di giorno e di notte, che saranno corsi da oltre 2.600 podisti fra atleti italiani e internazionali, amatori, diversamente abili. Pur ricordando nel nome Stefano Pelloni di Bagnacavallo, detto il Passatore dal mestiere di traghettatore sul Lamone che svolgeva il padre, la gara non vuole ricordare le gesta efferate del bandito, bensì il suo mito. Quella del Passatore è una figura celebrata dai cantastorie popolari, ma anche da Giovanni Pascoli (Romagna) o da Raoul e Secondo Casadei (Canzone del Passatore), al tempo stesso Robin Hood di una terra vocata alla lotta di classe e unico bandito dell’Ottocento a sezionare le proprie vittime. Il motivo per cui la corsa fra Firenze e Faenza ne porta il nome è presto detto: fra gli ideatori c’era lo storico faentino Alteo Dolcini, cofondatore del Consorzio Vini di Romagna che tutela i vitigni tipici e usa come effige il volto del bandito. La gara è così la prima competizione podistica di Faenza e una maniera originale per promuovere la terra del sangiovese unendola a quella del chianti. Tra Firenze e Faenza,il tracciato tocca alcuni punti dove anche chi corre potrebbe essere tentato di fermarsi. Al passo Colla di Casaglia l’altitudine è massima: 913 metri sul livello del mare ed uno scenario tipico del bosco appenninico, molto suggestivo dal punto di vista naturalistico. Proseguendo si arriva nella Marradi di Dino Campana, borgo dominato dagli antichi ruderi della rocca di Castiglionchio e dai castagni, e noto proprio per i frutti autunnali. A 17 km dall’arrivo si trova Brisighella, cittadina romagnola medievale caratterizzata da tre picchi rocciosi su cui si ergono la rocca manfrediana, il santuario del Monticino e la torre dell’orologio. Ultima tappa è Faenza, città di origine etrusco-romana nota nel mondo per le ceramiche.

Insomma non ci resta che correre, si parte nel pomeriggio e sicuramente poi si correrà dal tramonto all’alba sull’appennino inseguendo il sogno di diventare un mitico ‘Passatore’….quando la testa corre più forte delle gambe…

“You can do it. No matter what it is, set your mind to it and do it.”

link –> Altimetria-100Km-del-Passatore-alta-definizione

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TERIMA KASIH INDONESIA!

Non si può terminare un viaggio in Indonesia senza aver imparato il loro “grazie”, un ringraziamento sempre genuino, facile conclusione di ogni conversazione con le persone locali che si distinguono per la gentilezza e genuinità di questo popolo. Se poi dopo il “terima kasih” la frase di risposta equivalente al nostro “prego” è ‘Sama-Sama’ non possono che rimanerti in testa queste due semplice battute e ripeterlo agli indonesiani genera sempre ulteriori sorrisi e piacevoli chiacchierate. Oltre a ciò il ‘grazie’ o ‘thank you’ o appunto ‘terima kasih’  va al popolo indonesiano e alle persone di tutto il mondo incontrate e che contribuiscono a creare ed ad alimentare il viaggio (partire in solitaria e ritornare con tanti nuovi amici da ogni parte del mondo è sempre bellissimo e già di per se una grande esperienza); inoltre il grazie si rivolge a questo straordinario paese per i suoi luoghi, panorami fantastici e paesaggi mozzafiato. In particolar modo credo rimarranno indelebili dentro di me le uscite, escursioni e trekking sui vulcani. Come dimenticarsi delle levataccie all’alba per delle passeggiate a bordo cratere tra la sabbia lavica, il rumore e gorgoglio del vulcano Bromo, l’intenso odore di zolfo del vulcano Ijen ed il suo lago che appare dopo la notte stellata , la fatica mai provata per raggiungere il summit del vulcano Rinjani e gustarsi l’alba da 3700m con un mare di nuvole al di sotto a coprire l’Oceano Indiano. Per non parlare dei tramonti sull’ isola Gili Trawangan accompagnati dall’immancabile birra Bintang, passando poi per le uscite nelle zone rurali attraversando villaggi locali tra coltivazioni tropicali, risaie e terrazzamenti a perdita d’occhio, cascate immerse nel verde e ovviamente i templi sparsi ovunque specie su Bali, passando dagli imponenti Borodopur e Prambaran su Java ed in generale entrare in contatto con tutti gli aspetti della cultura di questo paese tanto diversa tra loro, ma altrettanto incredibilmente unita da una fortissima identità nazionale che tiene legate queste migliaia di isole completamente diverse le une dalle altre, centinaia di lingue e religioni diverse tutte riunite e accomunate da due colori: il rosso (sopra) e il bianco (sotto) che contraddistinguono la bandiera indonesiana che tutte, ma proprio tutte, le abitazioni espongono con orgoglio fuori da ogni casa, nei negozi lungo le strade o all’ingresso dei templi. Essendo passato da queste parti il 17 Agosto, mi sono imbattuto nel giorno di indipendenza dal dominio coloniale inglese (1945) e quindi a maggior ragione questo patriottismo e identità nazionale è uscita ancora di più con persone di tutte le età che sventolavano la propria bandiera e la mostravano con assoluta fede verso la propria nazione.

Ovviamente non è tutto oro quello che luccica e oltre ai citati lati positivi ci sono tanti aspetti negativi che non si possono ignorare in questo viaggio partendo direi dalla sporcizia incontrata specialmente in montagna durante i trekking che rovinano in parte questi straordinari paesaggi con mucchietti di rifiuti di ogni genere sparsi qua e là (una vera vergogna purtroppo). Poi il “traffic jam” delle città, per esempio Jakarta e Yogjakarta dove è davvero difficile attraversare la strada per via della densità di auto e soprattutto di moto e scooter che popolano le strade. Sicuramente anche i lunghi e intasati trasferimenti via terra e via mare sono pesanti da sopportare, spesso mal organizzati  e decisamente non proprio “confortable”, ma questo aspetto è da mettere in conto se si vuole viaggiare in lungo e in largo attraverso un paese e vedere realmente come scorre la vita locale!

Insomma un viaggio completo e per quel che mi riguarda davvero fantastico che si è snodato appunto da Jakarta, passando poi per Jogya, poi nell’est di Java sino ad arrivare sull’isola di Bali visitata bene da nord a sud e da ovest a est. Tappa sulle isole Gili ed infine Lombok per affrontare l’epico trekking sul vulcano Rinjani. Un itinerario intenso di 3 settimane che condividerò nelle prossime pagine più nel dettaglio. Il viaggio inizia…explore, dream, discover…INDONESIA!

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INDONESIA!

Si riparte. Altro viaggio, altra scoperta, altra avventura. Si va in INDONESIA. Paese del lontano sud-est asiatico costituito da 17000 isole, 240 milioni di abitanti, tante religioni diverse e una miriade di lingue parlate. Insomma un po’ di tutto. E proprio per questo che mi ispira questo viaggio alla scoperta della varietà di questa cultura e di questi territori con montagne e vulcani da conquistare con faticosi trekking, templi e antiche civiltà da ammirare, spiagge e mare dal fascino tropicale. Si ritorna in Asia, as usual aggiungerei, e si ritorna ad un viaggio completamente in solitaria, da vero backpacker! Alla vigilia di questa partenza mi sento insolitamente molto tranquillo e rilassato, poco preoccupato dalle tante ore di volo e dai tanti trasferimenti interni che mi attendono. Sarà che mi trovo bene con me stesso, sarà un periodo della vita nel quale mi trovo bene con tutto quello che attualmente mi sta circondando. Forse semplicemente mi sto abituando a questi viaggi in solitaria e forse già penso di trovare e incontrare persone disponibili e molto friendly come mi è sempre successo fino ad ora nei viaggi all’interno del continente asiatico. Ma si prendiamo il tutto alla leggera con questo spirito di libertà che mi pervade. Il mio itinerario stampato nella mia testa prevede l’atterraggio nella capitale Jakarta, subito un volo interno verso Yogyakarta dove farò sosta per qualche notte tra ostelli e Couchsurfing e poi via di nuovo verso est sino all’isola di Bali e di Lombok tra spiagge e vulcani…poi vediamo come va e vediamo come e dove muoverci prima di rientrare nuovamente su Jakarta e imbarcarmi per il ritorno in Italia.

Insomma io, il mio zaino e il mio diario di viaggio siamo ormai pronti per viaggiare e per raccontare un’altra esperienza…let’s go to INDONESIA!!!

…explore, dream, discover…

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite

Mark Twain

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La mia VIA FRANCIGENA!

Il viaggio arricchisce, insegna, è maestro di vita. La bicicletta è un’amica fedele che può condurti ovunque tu desideri. Viaggiare in bicicletta è un’emozione forte: dapprima le difficoltà e la fatica scoraggiano, deludono, inquietano… ma poi, chi ha spirito indomito non si fa sconfiggere dalla staticità e dalla routine, perché l’unica possibilità che ha di vivere realmente è quella di seguire la strada che gli indicano le emozioni.

(Gillian Klempner Willman )

 

31/05/15: ufficialmente pellegrini a Roma.

Prima di tutto un bel “ce l’abbiamo fatta!”. Orgoglio, soddisfazione, libertà, emozione; sono queste le principali sensazioni all’arrivo a piazza S.Pietro con la propria bicicletta dopo essere partito dalla propria casa, dopo aver pedalato, sudato, sofferto, ma anche dopo essere stato meravigliato dai luoghi attraversati, dopo essermi divertito per l’avventura e le relazioni avute nel viaggio per 9 giorni e ben 820 km tutti conquistati con le proprie forze. È bello. Scusate l’aggettivo forse banale per descrivere il momento, ma è proprio bella la sensazione che si prova quando si raggiunge un risultato sperato, pianificato e costruito giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro fino ad ottenere il Testimonium all’interno del Vaticano. Per chi pratica sport e intraprende queste sfide prima di tutto con se stessi può capire bene di cosa si tratta quando ci si pone un obiettivo sfidante difficile da raggiungere (a volte anche scoraggiante all’inizio) e alla fine si riesce a centrare l’obiettivo con le proprie forze, con grande forza di volontà, testa, preparazione fisica e dedizione verso il “traguardo finale”.

Ma andiamo più nel dettaglio. Il pellegrinaggio fino a Roma era originariamente solo un cammino spirituale. Oggi è diverso. Come è emerso parlando con altri pellegrini e con i tanti ospitalieri, i motivi per cui un pellegrino si mette in viaggio possono essere molteplici, per esempio la ricerca di se stessi o la necessità di staccarsi da tutto e da tutti, ma anche il turismo, il piacere della scoperta del proprio territorio o la sfida sportiva personale.

Non essendo molto credente, il motivo di questo viaggio trascende l’aspetto religioso ed è piuttosto stato un mix dei motivi elencati sopra. Mi sono spinto verso questa esperienza con spirito di avventura per un viaggio itinerante come piace a me, un po’ per il significato e il nesso storico che costituisce, un po’ per scoprire la natura e gli angoli nascosti del nostro magnifico territorio, un po’ per incontrare persone e avere relazioni vere e genuine con le persone locali nella loro differenza culturale e linguistica.

Condividerò nelle prossime pagine il nostro percorso in bicicletta, che ci ha portato in nove intense tappe ( circa 90-100km al giorno, con un dislivello positivo di circa 10000m ),  sino al colonnato del Bernini di Piazza San Pietro e al cospetto del cupolone che domina il Vaticano. Il viaggio lungo la Via Francigena è appena iniziato…si parte da Brescia destinazione Roma!

Le tappe sono state:

1° tappa: BRESCIA – FIORENZUOLA ( 105km, dislivello positivo 200m)

2° tappa: FIORENZUOLA – FORNOVO di TARO (76 km, dislivello positivo 700m)

3° tappa: FORNOVO  – AULLA ( 100km, dislivello positivo 2200m)

4° tappa: AULLA – ALTOPASCIO ( 110km, dislivello positivo 700m)

5° tappa: ALTOPASCIO – COLLE di VAL d’ELSA (87km, dislivello positivo 1300m)

6° tappa: COLLE di VAL d’ELSA – SAN QUIRICO D’ORCIA ( 93km, dislivello positivo 1300m)

7° tappa: SAN QUIRICO D’ORCIA – MONTEFIASCONE ( 94km, dislivello positivo 1400m)

8° tappa: MONTEFIASCONE – SUTRI ( 80km, dislivello positivo 800m)

9° tappa: SUTRI – ROMA ( 75km, dislivello positivo 700m)

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BRESCIA – ROMA in bicicletta! Avventura su due ruote lungo la Via Francigena.

Tutte le strade portano a ROMA (Tutte ‘e strade pórteno a Roma in dialetto romanesco )diceva un famoso detto popolare che mi è rimasto impresso sin da piccolino quando a scuola qualcuno me l’ha inculcato nella testa. E per verificare l’autenticità di questo detto, la cosa migliore è secondo me un viaggio “all’antica”, su due ruote, con destinazione Roma. Uscire di casa ed avere come destinazione del viaggio la capitale ripercorrendo la storica Via Francigena che attraversa in lungo ed in largo i tetritori della nostra penisola sino alla città eterna. Riscoprire il fascino antico di essere un viandante, un pellegrino,  andare all’avventura in libertà, soggiornare dove capita per assaporare sapori e sapere di antiche locande, storiche botteghe e tradizioni di un tempo ormai difficili da riscoprire con l’invasione di tutta la tecnologia che ci circonda ai giorni nostri. Logicamente il passare del tempo e il turismo ha fatto sviluppare e creato una sorta di business attorno a tutto questo fascino antico, ma intraprendere questa avventura con il giusto spirito penso possa essere una bella e ricca esperienza che spero di poter condividere almeno in parte con le mie parole e le mie immagini.

L’idea è appunto quello di seguire la Via Francigena (L’antica Via che nel medioevo univa Canterbury a Roma, e poi volendo sino a Gerusalemme, riscoprendo le tappe dell’arcivescovo Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, che si è recato a Roma in visita al Papa Giovanni XV nel 990 d.c ). Praticamente la “versione italiana” del più blasonato Camino di Santiago de Compostela. Il nostro itinerario ha come partenza la nostra città, Brescia, e dopo il primo tratto nella pianura padana l’obiettivo è incrociare la via Francigena tra Piacenza,Fiorenzuola o Fidenza e da li seguire le tracce di Sigerico giungendo nell’alta Toscana valicando il passo della Cisa. Da li attraversare la costa della Versilia e città come Lucca, Siena, San Gimignano per poi assaporare la Val D’orcia sino a sbucare nel Lazio dove accostare i laghi di Bolsena e Bracciano e città come Viterbo prima di raggiungere i colli di Roma ed poi giù in picchiata sino alla basilica di San Pietro per raccogliere il Testimonium (certificazione finale del completamento del pellegrinaggio attestato tramite una carta d’identità “la credenziale” che riconosce il viandante in viaggio come un vero pellegrino).

Non ci resta che pedalare insomma…circa 700-800km aspettano di essere vissuti e pedalati. Con Davide come fedele compagno di viaggio e due biciclette MTB (Mountain Bike) adornate e “rinforzate” per l’occasione è ormai tutto pronto. Si parte con un unico obiettivo…vivere il viaggio e arrivare come pellegrini nella capitale…e poi andiamo a vedere realmente se tutte le strade portano a ROMA!

É andando in bicicletta che impari meglio i contorni di un paese, perché devi sudare sulle colline e andare giù a ruota libera nelle discese. In questo modo te le ricordi come sono veramente, mentre in automobile ti restano impresse solo le colline più alte, e non hai un ricordo tanto accurato del paese che hai attraversato in macchina come ce l’hai passandoci in bicicletta

(Ernest Hemingway)

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…e poi c’è la valle di Kathmandu: una degna conclusione di questo viaggio!

Baktapur, Patan, Bodnath, Pashupatinath, Dakshinkali, Swayambhunath, Changu Narayan…e altri ancora…no no no sto dando nomi a caso tra l’altro molto difficli da pronunciare; sono i principali templi / città da visitare nella valle di Kathmandu, in un’area racchiusa di storia e di cultura del Nepal, dagli splendori dell’antica cultura Newari alle cerimonie ed usanze religiose e non solo, ancora presenti e molto forti ed importanti  in questo straordinario paese. Ma andiamo con ordine per riscoprire queste bellezze:

–         Baktapur: “sbarcare” nell’antica capitale dopo le soilte 7 terribli ore di autobus (partenza da Chitwan ) attraversando interamente la caotica Kathmandu già è stata una liberazione ed una sensazione piacevole. Se poi ti catapulti direttamente in una realtà medioevale arrivando nella città in orario serale con il sole che spegne la giornata e fa piombare l’oscurità di tutti questi vicoli e queste viuzze strette in mezzo alle rovine di mattoni per le strade. Insomma l’impatto a Baktapur è affascinante, si entra nella Durbar Square ( 15 $ per entrare nell’area protetta dal governo) e la luce artificiale è assente, incrociamo una processione hinduista che al ritmo di tamburelli e illuminata solo tramite candele pervade una piccola piazza accanto ad uno dei templi più importanti della città. Insomma vale davvero il prezzo del biglietto. La scelta della nostra Guesthouse si rivela infelice e cosi dopo aver consumato la cena al Namaste Cafè (assolutamente da andarci) e “coccolati” dal cameriere più gentile che abbia mai trovato si rientra per questa nottata e l’indomani con la luce del giorno prima di tutto si cambia guesthouse trovando casualmente un’ottima sistemazione in pieno centro con del personale davvero simpatico e disponibile ( Guesthouse Tashidelek).

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Da qui iniziamo a perlustrare la città e ci affidiamo all’itinerario a piedi della Lonely Planet, bello e completo per chi ha poco tempo e tanta voglia di scoprire e di camminare…però un altro “trucco”potrebbe essere di andare a caso e perdersi tra questi vicoli e godere della vita di altri tempi di questa fantastica città. Facciamo conoscenza con un gruppo di italiani a passeggio e scopriamo che fanno parte dell’associazione “Viaggi Avventure Nel Mondo” e guidati dal simpatico coordinatore Marco stanno scoprendo anche loro il Nepal. In dotazione c’è anche una loro guida nepalese molto preparata e disponibile, e cosi ci aggreghiamo per alcune visite  e condividiamo con loro assaggi di food street tra cui il famoso yogurt di Yak, la visita al tempio di Changu Narayan e poi la scoperta della città di Thimi ( non nei nostri programmi), una piacevolissima deviazione che ci fa comprendere l’arte e la lavorazione della terracotta in questo posto poco turistico e molto local style. Li salutiamo ringraziandoli per il passaggio e con un bus locale rientriamo a Baktapur dove prima di concludere la giornata non mi resta che andare da Dinesh, venditore dei famosi “Thangka” ( dipinti buddhisti, mandala) per iniziare la contrattazione più entusiasmante di tutto il viaggio….rinominata THE DEAL. Obiettivo è portare a casa un mandala da regalare alla mamma e uno personale come ricordo personale del viaggio. Oggetto della contrattazione è ormai già deciso avendolo già visto il giorno precedente, è solo una questione di prezzo e mimando il gesto di Rocky siamo pronti al combattimento. Si parte seduti, si “smezza” il prezzo proposto dal venditore, si tentenna, si aspetta, si rinuncia fingendo disinteresse…rilancio aggressivo indicando la cifra sulla calcolatrice, risate ironiche e conversazione che varia per distogliere l’attenzione dalla trattativa. Le parti sono ancora lontane anche se il gap tra domanda e offerta si è ormai ridotto… il simpatico venditore Dinesh e la sua assistente ci offrono un chai per smorzare la tensione…dopo la pausa ormai nessuno è più seduto sugli sgabelli , si tratta con onestà e rispetto faccia a faccia e dopo circa un’ora eccoci…affare concluso…stretta di mano, foto di rito per quello che sarà il The Deal del viaggio. ( Quando le parti sono soddisfatte entrambe è stato un buon affare e quind.  ci si congeda con il diplomatico if you are happy, I’m Happy).

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–          Pashupatinath: sito Hindu più importante del Nepal e luogo dove avvengono le cremazioni lungo il fiume. Una sorta di Varanasi indiana. Il concetto è infatti molto simile con le scalinate del tempio, i ghat, che si immergono sulle rive del fiume e dove vengono erette le pire funerarie dei defunti. Il sito richiama alla preghiera tantissimi pellegrini hindu che arrivano da ogni parte del Nepal e che attribuiscono a questo tempio un’importante e forte impronta culturale.

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–          Bodnath: dopo una piacevole passeggiata nei sobborghi della capitale, da Pashupatinath si raggiunge in una mezzoretta il quartiere di Bodnath. Superata la soglia si entra completamente in un mondo nuovo, si respira un’aria diversa che si oppone completamente allo smog, rumori e traffico di Kathmandhu. Siamo nella zona tibetana e l’immenso stupa bianco al centro della piazza contornato da migliaia di bandierine colorate di preghiera è un luogo fantastico da vivere e da assaporare magari da una piccola terrazza panoramica con un buon lassi per rinfrescarsi dal forte sole invernale che si riflette nel bianco dello stupa sooto gli occhi del Buddha. Se poi nei vicoli laterali alla grande piazza ti trovi i monaci tibetani intenti nelle loro preghiere e poi ci aggiungi una visita ad uno dei monasteri e delle scuole buddhiste dei dintorni ecco fatto, la magia è completa.

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–          Dakshinkali: è Sabato, e perchè non approffitare del giorno sacro degli hindu per andare ad assistere e capire un po’ della cultura nel tempio dedicato alla Dea Kali, versione sanguinaria di Parvati, moglie di Shiva, dove per soddisfare la sete della Dea vengono fatti sacrifici animali. Il luogo ambientato in una bella location di montagna è carico di spiritualità anche se poco comprensibile dal nostro punto di vista occidentale. Prima di entrare nell’area del tempio ci sono bancarelle di strada che oltre a vendere i vari oggetti come fiori, frutta, ornamenti da portare in dono alla Dea offrono anche animali vivi come polli e capre tenuti “al guinzaglio” in piccole gabbie. Ecco qualcuno che si piglia l’animale, si mette in coda e nel retro del tempio riusciamo a sbirciare il sacrificio dove macellai incuranti dell’igiene sgozzano vivi gli animali e danno l’avvio a quello che l’intero processo della catena alimentare passando da chi fa bollire l’animale, chi elimina il pelo superficiale, chi taglia a pezzi ecc… alla fine di tutto al proprietario gli vengono restituiti i pezzi dell’animale “consacrato” in una comoda borsina di plastica pronta all’uso per una simpatica grigliata nei boschi, stile nostra Pasquetta.

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–          Patan: dal tempio hindu ci rimane un’ultima tappa nella nostra scaletta ed è la visita di quella che è un’altra vecchia capitale, Patan; molto simile alla Durbar Square di Baktapur per i diversi stili architettonici. Sicuramente un ricordo che rimarrà vivo per molto tempo è un bar minuscolo proprio adiacente alla piazza principale e completamente nascosto. Grazie ad un ragazzo nepalese studente di Giurisprudenza e praticante avvocato, conosciuto sul bus locale scopriamo questo tipico bar dove si mangia senza fondo e si beve senza limite (soprattutto la birra bianca di riso!) in mezzo a tantissimi nepalesi che rapportati allo spazio di questo locale sicuramente non era possibile farceli stare. Noi lasciamo fare al nostro avvocato che ci accompagna in tutta la giornata facendoci assaggiare a me,Marco e Francisco (ragazzo romano in solitaria conosciuto anche lui sul bus e reduce dal trekking al campo base dell’Everest…grande!) tantissimi spuntini tipici nepalesi accompagnati da quantità eccessive di questa birra di riso che va per la maggiore e che viene servita in un “tolotto” di 2lt per volta! La posizione di queto posto è spettacolare e ci riporta nel medioevo, soprattutto al tramonto quando il sole illumina con gli ultimi raggi i mattoni rossi dei templi circostanti.

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Non resta che l’ultima notte a Kathmandu, in pieno Thamel, trovando una guesthouse volante alla bellezza di 500 rupie a stanza per notte (cioè 2,5$ a testa…) Ecco ultima scelta molto border line, essendo un posto senza insegne, non ci è richiesto nessun documento e neanche un nominativo, il “padrone” non si è mai visto, stanza molto brutta, bagno in comune molto peggio, unico punto a favore la posizione che ci permette di uscire subito dal caos e raggiungere rapidamente l’aeroporto.

Nepal, this is the end…un gran viaggio…le montagne, la gentilezza delle persone, i sorrisi dei bambini e la pace dei luoghi e dei paesaggi che regala questo meraviglioso paese. Non ci resta che finire come ho iniziato con un bel Namastè Nepal e riscrivendo il suo acronimo:…Never End Peace And Love…